Maroni attacca Salvini: "con me si è comportato da stalinista"

"Sono dispiaciuto per le dichiarazioni sprezzanti e sorprendenti nei miei confronti del mio segretario - è riportato nel colloquio tra i due -, pretendevo che il segretario del mio partito non utilizzasse la mia scelta di vita per cercare di colpirmi". Ma una telefonata mi ha fatto particolarmente piacere: quella di Giorgio Napolitano.

Questi i passaggi più duri che riguardano il partito e la sua ultima decisione sulla Lombardia. Berlusconi ha anche detto, a proposito di Maroni, che si era "messo a disposizione", che "è impensabile che si possano ipotizzare per lui dei ruoli politici e tantomeno nel governo". Lo stesso Maroni - per inciso - che ieri è stato gentilmente messo in guardia sia da Berlusconi che da Salvini dal coltivare sogni di ritorni in Parlamento o addirittura al governo.

"Consiglierei al mio segretario - continua il governatore - non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin".

"Maroni ha fatto una scelta personale e va rispettato - ha aggiunto Tosi - La risposta di Salvini alla scelta di Maroni è inaccettabile". C'è spazio per Maroni così come per tutti. "La politica non è solo marketing". Ricordate? L'estremismo - dice - è la malattia infantile del comunismo.

Maroni rivela che la divergenza su alcuni temi, tra cui il rapporto tra politica e giustizia, con il suo segretario è "uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a ragionare su un futuro diverso, lontano da un modo di fare politica".

Il segretario del Carroccio, però, non molla e chiede il rispetto degli accordi: la Regione Lombardia alla Lega e il Lazio a Forza Italia, dove il candidato di centrodestra contro Zingaretti dovrebbe essere l'ex missino Gasparri, mentre in Lombardia una parte degli azzurri vorrebbe puntare sulla bresciana Gelmini.

REGIONE Attilio Fontana, proposto dalla Lega, resta in sospeso.


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