L'Onu condanna la decisione Usa su Gerusalemme: 128 contro 9

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, da parte sua aveva aspramente criticato il presidente Usa e le sue minacce di tagliare i finanziamenti ai Paesi che si fossero opposti al riconoscimento di Gerusalemme. Ma questo è un voto che gli Stati Uniti ricorderanno, ricorderanno il giorno in cui sono stati attaccati per aver esercitato il loro diritto come nazione sovrana. Come si è diffusa la notizia, oltre alla collera dei paesi arabi sono iniziate anche le violenze in tutta la Palestina. Pertanto, la risoluzione presentata da Turchia e Yemen che ha condannato l'atto della Casa Bianca, è stata votata da una maggioranza assolutamente schiacciante. L'ambasciatore palestinese Riyad H. Mansour, dal canto suo, è sollevato dal fatto che buona parte dei paesi del mondo non si sono piegati all'intimidazione americana, fatta di "tattiche senza precedenti, mai sentite nel mondo diplomatico dell'Onu, inclusi ricatto ed estorsione, che secondo la mia opinione hanno offeso l'intera comunità internazionale". "Nessun voto alle Nazioni Unite farà alcuna differenza su questo". Nell'Assemblea generale, nessuno dei 193 stati rappresentati possiede il potere di veto, a differenza del Consiglio di Sicurezza dove i membri permanenti Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti possono bloccare con un solo voto qualsiasi risoluzione. L'America metterà la propria ambasciata a Gerusalemme. Risoluzione che riaffermava la posizione ufficiale delle Nazioni Unite su Gerusalemme, e che dichiarava che "qualunque decisione e azione che si propone di alterare il carattere, lo status e la composizione demografica della Città Santa di Gerusalemme non può avere effettività legale, è senza valore e deve essere annullata in accordo con le rilevanti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza".

Ma è così che i terroristi islamici diventano ufficialmente "martiri", è così che si trasforma un folle che si fa esplodere in un autobus israeliano o che ammazza un passante israeliano con una coltellata in un martire dell'islam, magari degno di accedere ai vitalizi garantiti dalla Autorità Palestinese alle famiglie dei "martiri". "Ma non credo che gli Stati Uniti avrebbero questo coraggio", ha però puntualizzato. La storia, checché ne dica l'UNESCO, da ragione a Israele, e di opportunità politiche non se ne vedono visto che una decisione del genere allontana la pace nella regione, non l'avvicina. "Ringrazio Trump e l'ambasciatrice Haley - ha concluso - per la forte difesa di Israele e della verità". "Gerusalemme è la capitale di Israele, che l'Onu la riconosca o no. Ci sono voluti 70 anni prima che gli Usa la riconoscessero come tale, e ci vorranno anni anche per l'Onu".


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