Carige, bene l'aumento di capitale e la cessione di Creditis a Charivari

L'inoptato torna in Borsa ma comunque sarà sottoscritto.

I diritti di opzione non esercitati saranno riofferti in borsa. Questi ultimi, nonostante due ricapitalizzazioni andate in fumo, hanno preferito scommettere ancora sul rilancio della banca piuttosto che vedere azzerarsi i propri investimenti.

La famiglia Malacalza che controlla già il 17,6% di Banca Carige non potrà esercitare sull'istituto ligure un'influenza sulla gestione operativa configurabile come attività di direzione e coordinamento. L'Ad Paolo Fiorentino ha comunque tenuto a sottolineare che è "la prima volta che una banca in difficoltà nel nostro Paese, ce l'ha fatta da sola". Pertanto la condizione risolutiva di cui all'accordo di prima allocazione sottoscritto in data 21 novembre 2017 con detto operatore non si è avverata. Inoltre le nuove azioni sottoscritte nell'ambito della tranche riservata andranno a ridurre l'ammontare dell'impegno da parte del consorzio di garanzia e dell'impegno di garanzia proporzionale di Equita Sim.

Carige ha fatto sapere di trattare in esclusiva con Chenavari Investment Managers per la vendita di Creditis, la società di credito al consumo del gruppo.

Sempre Credito Fondiario ha anche siglato il contratto preliminare per l'acquisizione della piattaforma di "servicing" Npl di Banca Carige, per un corrispettivo di 31 milioni, e un contratto di servicing pluriennale, con l'obiettivo di finalizzare il tutto entro il primo semestre 2018.

A questo si aggiungerebbe, da quanto emerso, la decisione dal parte del cda di Carige di cedere a Credito Fondiario un portafoglio di crediti in sofferenza del valore lordo di 1,2 miliardi di euro "sulla base di termini finanziari migliorativi rispetto a quelli previsti del piano industriale, conferendo all'amministratore delegato ogni potere per la sottoscrizione dei relativi contratti".


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