Un altro italiano sceglie di morire in Svizzera

Il provvedimento - come denunciava il tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato - "è uscito dal radar dei partiti" e salvo miracoli non vedrà la luce in questa legislatura, malgrado la questione resti centrale nel vissuto quotidiano, come dimostra la storia di Loris Bertocco, che ha imboccato la strada svizzera per mettere fine alla propria vita con l'eutanasia, dopo anni segnati dalle conseguenze di un incidente stradale. Proprio due suoi amici di tante battaglie ambientaliste, Gianfranco Bettin e Luana Zanella, ne hanno dato la notizia della morte.

Era un uomo generoso e tenace, impegnato su molti fronti. Animatore culturale fin da ragazzo, per decenni aveva condotto trasmissioni musicali e politico-culturali nelle radio libere venete. Ambientalista convinto, era stato tra i fondatori dei Verdi italiani e non aveva mai smesso di partecipare a lotte sia territoriali che di portata globale: "contro il nucleare e i mutamenti climatici, per la riconversione ecologica, per la pace". Naturalmente, era un convinto sostenitore delle proposte per una legge sul testamento biologico e sul fine vita in Italia. Il 30 marzo 1977 ho fatto un incidente stradale che avrebbe potuto portare delle conseguenze di poco conto.

"Parlava da tempo di questa sua scelta finale - raccontano Zanella e Bettin - Lo faceva in termini ipotetici". Gli amici hanno diffuso il suo memoriale mediante diversi canali di informazione e Loris, in queste righe, ricostruisce la sua esistenza, il suo amore per la vita, la sua tribolazione, la sua lotta, la protesta per l'insufficiente assistenza che le persone come lui ricevono dalle istituzioni preposte. "Anche preparandosi a questo viaggio in Svizzera non l'aveva descritto come il suo ultimo, ma come una sorta di sopralluogo, preparatorio a una eventuale scelta estrema". E ancora: "Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone?" E poi un appello: "l mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul "testamento biologico" e sul "fine vita". Si tratta del quarto veneto che ha scelto la dolce morte ad una vita di dolore o senza speranza. Un'auto ha investito il suo motorino mentre si recava a insegnare musica in un corso.


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