Parla Cesare Battisti: "Non stavo fuggendo"

L'intervista a Tv Tribuna, un'emittente affiliata alla brasiliana Rede Globo, viene concessa nella casa di un amico a Cananeia, sul lungomare di San Paolo. "Voglio costruirmi una casetta qui, ma dovrò aspettare". "Perché avrei dovuto fuggire? Io sono protetto, il decreto Lula non può essere revocato - afferma -: sono passati cinque anni".

Secondo fonti vicine a Temer citate dai media brasiliani, se Luis Fux, il magistrato dell'alta corte che deve esaminare il caso, tardasse troppo nel prendere una decisione, l'ufficio legale della presidenza potrebbe emettere un parere ufficiale che renderebbe inevitabile l'estradizione di Battisti verso l'Italia. Battisti ha spiegato che si trovava con Vanderlei e Paulinho, due amici, per andare "a pescare e a comprare vini e articoli da pesca". "Non ho nessuna restrizione". Da cosa stavo fuggendo? Battisti è convinto di essere stato vittima di "un'imboscata" tesa dalla polizia. "Ci stavano aspettando, ridacchiavano, avevano proprio cattive intenzioni".

"E' stato terribile. Sono rimasto chiuso in commissariato per tre giorni, in una cella con il pavimento sporco e maleodorante. Poi, quando mi hanno liberato, sembrava un funerale, tutti con l'espressione accigliata", racconta l'ex terrorista. Secondo gli avvocati di Battisti, una decisione del genere da parte del presidente Temer sarebbe passibile di irreversibilità. Anche se un giudice d'appello gli ha concesso la libertà provvisoria, per mancanza di prove, nel governo brasiliano si è fatta strada l'idea che un crimine di natura fiscale potesse rafforzare le motivazioni giuridiche per la sua estradizione in Italia. Tuttavia prima di arrivare alla frontiera sono stati fermati dalle autorità locali: "Ho avuto l'impressione che fosse tutto ben organizzato - dice l'uomo - Hanno rivoltato la nostra auto". Chiede infine che governo e Quirinale intervengano "con più determinazione" il presidente di Unione Cristiana e senatore di Forza Italia, Domenico Scilipoti Isgrò.


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