Tari a Pontida: niente esenzione per coppie gay

Dopo i parcheggi rosa riservati soltanto alle donne eterosessuali (provvedimento poi ritrattato tra le polemiche), il sindaco di Pontida, il leghista Luigi Carozzi, ha fatto sapere di aver ridotto la Tari, la tassa sui rifiuti, introducendo categorie differenziate: ne saranno esentate solo le famiglie regolarmente sposate, non le unioni civili o le coppie omosessuali.

Nella città che ogni anno ospita il raduno della Lega Nord, i tentativi di istituire la discriminazione per legge sono ormai innumerevoli. Dovranno mettere mano al portafogli le coppie formate da persone dello stesso sesso che hanno stipulato un'unione civile, ma anche i conviventi che, per scelta o necessità, hanno deciso di non sposarsi.

Esentati anche i pontidesi che "iscrivano all'anagrafe del Comune un loro figlio legittimo/a con l'atto di nascita", introducendo dunque una differenza tra i figli nati dentro e nati fuori il matrimonio.

Va da sé che restano escluse le coppie unite civilmente e quelle con rito religioso non riconosciuto dal Concordato, nonché tutte quelle coppie che per le più svariate ragioni non vogliono o non possono generare figli. Il sindaco aveva già introdotto l'esenzione dalla Tari delle coppie appena sposate: ma come misura sperimentale, mentre ora è diventata strutturale.

Ma esiste un però, infatti se il provvedimento compie il suo dovere alleviando la pressione fiscale dalle tasche dei residenti della cittadina lombarda, non soddisfa gli stessi requisiti dal punto di vista sociale. E adesso arriva la Tari padana, contestata dal consigliere regionale grillino Dario Violi: "Quei geni della giunta leghista ci riprovano a violare i principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione".

Risulta così che gli omosessuali sono sì ricompresi, ma in un'eccezione che, seppur negata dal sindaco stesso, trova conferma nell'elenco delle "categorie" dei soggetti presenti nella delibera. E il segretario comunale del comune di Bergamo, Daniele Perotti, parla di una palese violazione dell'articolo 3 della Costituzione.


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