Senato, lo ius soli bloccato e senza maggioranza

Il capogruppo dei senatori dem a Palazzo Madama ha sottolineato che l'approvazione dello ius soli e' un obiettivo del Pd, e assicura che la legge sara' approvata anche a costo di porre la fiducia. É quanto emerge dalla Conferenza dei presidenti di Palazzo Madama che nel tardo pomeriggio di oggi ha stilato il programma del mese. Alla Camera continua poi la melina sulla legge elettorale: la riunione dell'ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali, convocata per stilare il calendario dei lavori sulla riforma elettorale, si è conclusa con un nulla di fatto per la richiesta del Pd di tempo per risolvere la questione del sistema di voto del Trentino. Il senatore Pd comunque ostenta ottimismo: "Io confido che il lavoro politico che si può fare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane possa portarci a una soluzione positiva del problema", spiega ai giornalisti. "Non va bene portarlo in Aula e poi non farlo approvare". "C'è una responsabilità chiara, che è quella del Pd, il partito di maggioranza, che ha preferito guardare ai sondaggi piuttosto che alla vita di questi ragazzi". Roberto Calderoli rincara: "Per lo ius soli la maggioranza non ci sarà mai: nè nel paese, nè in Parlamento". Gli fa eco Gian Marco Centinaio, capogruppo della Carroccio al Senato, che canta vittoria: "Vittoria della Lega: abbiamo affossato la legge sulla cittadinanza. Pericolo scampato, ma restiamo vigili e pronti alle barricate perché questo Paese ha bisogno di tutto tranne che di regalare la cittadinanza agli immigrati".

Pensate che sia possibile calendarizzare lo Ius soli in un altro momento oppure no? Non c'è la discussione in calendario nelle prossime settimane perchè non ci sono le condizioni numeriche. "Ne prendiamo atto positivamente". Perche' stiamo parlando del futuro della nostra societa', di che tipo di societa' vogliamo: una societa' che crea ghetti o una che rimane unita, guardando al futuro. E a nulla è valsa neppure la messa in guardia della capogruppo Mdp, Cecilia Guerra: "Il rinvio certifica l'affossamento della norma e offre un alibi a chi ha cambiato idea sul provvedimento".


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