Amministrative: Damiano, Renzi convochi subito Direzione Pd

Il primo è che anche nella sconfitta bisogna innanzitutto spiegare che in realtà si è vinto.

I risultati che arrivano da Liguria ed Emilia Romagna bruciano ("Peggio del solito") ma Renzi para subito le - prevedibili - critiche: "Questi sono i dati veri". Luci e ombre in tutte le altre zone. Dopo il disimpegno degli ultimi giorni, Renzi non si fa vedere neanche al Nazareno nelle ore dello spoglio.

Questo a me sembra il tema essenziale, mentre trovo fuorviante mettere in cima la questione della frammentazione e dell'unità del centrosinistra, come fanno molti commentatori.

Pochi elettori, quindi, hanno fatto la differenza e tanti quelli che non hanno voluto neanche esprimerlo il proprio voto. Si va avanti con calma e concretezza.

E poi, esiste il fattore destra. Già questa seconda affermazione ha una forte carica di sinistra, ma guai a dirlo ai nuovi politici, che preferiscono prendere paurose sbandate a destra sia nei confronti dei migranti, sia nella scelta delle alleanze europee (vedi Farage), pur dichiarando la mancanza di un'identità ideologica. Stessa sorte per Piacenza, che passa al centrodestra con Barbieri. Insomma l'eterna lotta tra ricchi e poveri. Si può tornare in carreggiata, sottolinea, ricomponendo il campo, riunendo attorno a un tavolo tutte le forze che si riconoscono nel centrosinistra. Ma quello di confondere il particolare con l'universale è un aspetto e un pregiudizio cui gli italiani non sanno rinunciare.

Matteo Renzi diffonde un grafico del sito Youtrend che mostrerebbe lo schieramento di centrosinistra vincente in 67 città contro le 59 del centrodestra. Meno di così, è una débâcle: proprio quella che si concretizza a notte, con sconfitte da L'Aquila a La Spezia a Lodi, nonostante le sorprese positive di Padova e Lecce. E' cominciato con la favola della rottamazione, essenzialmente mirata su D'Alema, Bersani e Prodi: certamente non sono stati rottamati vecchi democristiani come Gentiloni, Bianco, Orlando e i vari amici d'area. Si faranno il proprio partito e loro sì che correranno al seggio. Le sue prime dichiarazioni poco dopo aver ricevuto la conferma della vittoria. Per il ministro della Giustizia (che sabato sarà a Roma alla manifestazione di Giuliano Pisapia) "il Pd isolato politicamente e socialmente perde quasi ovunque". E per fare il ministro degli Esteri non occorre essere parlamentare, cosa che potrebbe accadergli. Così come, sull'altro versante, Grillo non immaginava che Pizzarotti stravincesse a Parma nonostante gli fosse stato tolto il simbolo del movimento e fosse stato addirittura (inspiegabilmente) sospeso dal M5s. "Renzi? E' tranquillo - spiega un membro della segreteria che ci ha parlato oggi -". Il problema infatti è il PD che fa la guerra a Renzi. Non ci vuole molto: basta stare lontani dalle banche e non preoccuparsi se falliscono, non sentirsi espressione del mitizzato ceto medio ipocrita, perbenista e qualunquista, non lasciarsi coinvolgere dal razzismo becero, ma trovare soluzioni che non siano solo di assistenzialismo, non lasciarsi tentare dall'integralismo medievale velato di cristianesimo, non concedere nulla ai furbetti che devastano l'ambiente, ripristinare i poteri di uno stato oggi in vendita sulla gestione dei rifiuti, sulla conservazione e distribuzione delle acque, sull'istruzione, sull'edilizia pubblica, sulla sanità, sulla sicurezza, sulla gestione del demanio.


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