Usa: Trump incontra il Ministro degli Esteri russo alla Casa Bianca

Innanzitutto sostenendo che non si è discusso di sanzioni ma neppure delle interferenze nelle elezioni americane attribuite dall'intelligence Usa ai russi.

In agenda, secondo i media, la Siria ma anche l'Ucraina, la lotta al terrorismo ed altri dossier di attualità, nonché la discussione di un possibile incontro tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin.

Donald Trump, reduce dall'improvviso siluramento dell'ex Capo dell'FBI James Comey nominato all'epoca da Obama e rimosso dall'incarico fra le inevitabili polemiche, riallaccia il dialogo con il Cremlino incontrando alla Casa Bianca il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

Importante il passaggio sul ruolo degli States in Siria: "Vogliono porre fine alle orribili uccisioni in Siria il più presto possibile, tutti stiamo lavorando a quello scopo". "Il presidente Trump ha agito in conformità con la sua competenza, con la legge e la Costituzione", "che c'entriamo noi?"

Relazioni "reciprocamente proficue" tra USA e Russia. Gli Usa hanno anche bloccato l'accesso a due complessi residenziali, le cosiddette dacie della missione permanente della Russia a New York e l'ambasciata russa a Washington, che sono di proprietà della Russia.

Insomma, primi e incoraggianti segni di disgelo, ai quali forse non è estraneo l'ex segretario di Stato Henry Kissinger, con cui poi Trump si è intrattenuto a sorpresa nello studio Ovale a parlare di Russia.

Secondo la dichiarazione ufficiale dell'ufficio stampa della Casa Bianca, Trump ha sottolineato che la Russia deve cercare di tenere sotto controllo il regime di Assad.

Il capo degli Esteri russo ha "finto" di essere rimasto meravigliato alla notizia del licenziamento in tronco del direttore dell'FBI Comey da parte di Trump. Incontro che è giunto dopo il faccia a faccia di Lavrov con il segretario di Stato americano Rex Tillerson nella sede del dipartimento di Stato.

Il teorico complotto che democratici USA e grandi organi di informazione intendono combattere, riguarderebbe una presunta influenza del Cremlino a danno di Hillary Clinton nel corso della campagna elettorale che ha visto la elezione di Trump: ma questa tesi non sta in piedi, se appena si consideri che proprio il silurato Comey di nomina democratica aveva riaperto a ridosso delle elezioni le indagini a carico della Clinton per il cosidetto Mailgate, e che nel frattempo a Trump venivano addossati dai soliti ambienti ben noti i peggiori sospetti di misoginia, e di frequentazioni di escort di alto bordo finanziate dal governo Russo.

Pungente come sempre il commento in proposito della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.


Popolare

COLLEGARE