Ubi Banca annuncia oltre 1500 esuberi tra Banca Marche, Etruria e Carichieti

Mercoledì 10 maggio UBI Banca ha perfezionato l'acquisto dal Fondo Nazionale di Risoluzione del 100% del capitale sociale di Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti (le "Target Bridge Institutions"), in esecuzione del contratto di compravendita sottoscritto il 18 gennaio 2017 con la Banca d'Italia, quale gestore e per conto del Fondo Nazionale di Risoluzione (il "Venditore"), conseguente all'offerta presentata da UBI Banca il precedente 11 gennaio. E' quanto si legge nell'aggiornamento del piano industriale di Ubi.

Così Roberto Bertola si congeda dall'incarico di amministratore delegato della Nuova Banca Etruria. Una vera tagliola che riguarderà soprattutto il personale delle cosiddette tre good bank. Limitatissime, dunque, per il personale dipendente, le ricadute sui livelli occupazionali. Il passaggio alla banca unica comporterà la chiusura di circa 370 punti vendita, di cui 140 nell'ambito delle good bank.

Ma ci sarà anche spazio per le assunzioni, con l'ingresso di 900 persone in aggiunta alle circa 200 risorse assunte nella seconda parte del 2016. Per il 2020 punta a un utile di 1,12 miliardi di euro. Il dirigente ha parlato di una "traversata molto tempestosa" che ha consentito "di condurre in porto" il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti con la cessione a Ubi Banca e ha tenuto a precisare che un compratore italiano "non è casuale, perché le sinergie e il valore che può creare sono maggiori di quelli di un operatore senza presenza in Italia".

Nel piano e' prevista una solida politica di dividendi, in particolare e' attesa la distribuzione del 40% circa dell'utile ordinario. Serviranno "importanti riorganizzazioni, ci saranno delle uscite di personale inevitabili e allo stesso tempo, però, la pulizia che è stata fatta sulla situazione del credito non performante migliorerà nettamente il costo del rischio".

Risparmi sui costi arriveranno dall'estensione del sistema informativo di Ubi alle tre banche e dalla riduzione del costo della raccolta. Il piano aggiornato prevede anche un rapporto tra costi e ricavi (cost/income) al 52,8% al 2020 e un Texas ratio (rapporto tra crediti deteriorati e patrimonio netto tangibile) dell'86,8%. E secondo le previsioni di Ubi, l'utile netto del 2019 sarà pari a circa 919 milioni con un Rote dell'11%, mentre nel 2020 l'utile dovrebbe attestarsi a oltre 1,117 milioni con un Rote del 12%.

Non solo. Il piano industriale prevede anche il taglio di ben 140 filiali e l'ottimizzazione delle altre spese amministrative.


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