San Pietroburgo, kamikaze è un russo di origine kirghiza: Akbarzhon Jalilov

Nell'esplosione avvenuta nella metropolitana di San Pietroburgo, avvenuta mentre il convoglio si trovava in transito tra le stazioni di Sennaya Ploshchad e Tekhnologichesky Institute, nella giornata di lunedì sono morte 14 persone, secondo gli ultimi aggiornamenti, dati in giornata, dal ministro russo della sanità Veronika Skvortsova. Una fonte vicina alla polizia riporta all'Ansa, "Il suo comportamento, nonché il fatto che fosse stato radicalizzato da poco, non rientra nello scenario dell'attentatore suicida, questa categoria di persone, infatti, viene preparata appositamente e a lungo". Dettaglio che, se confermato, accrediterebbe l'ipotesi di una vendetta sulla Russia per l'intervento in Siria, come del resto l'Isis ha più volte minacciato:"Bruceremo la Russia".

Nella serata del 3 aprile era stata diffusa la fotografia di un uomo di mezza età con la barba (l'identikit tipo dell'estremista islamico) ed indicato come uno dei possibili responsabili dell'attentato. Si tratterebbe di Akbarzhon Jalilov, un cittadino russo di origine kirghisa di 22 anni, nato nella città di Osh. Il Kirghizistan è una ex Repubblica sovietica a sud della Federazione russa in cui la maggioranza dei cittadini è di religione musulmana sunnita. Le dichiarazioni di Putin, che era in città al momento dell'attacco, sulla volontà di scoprire matrice e autori dell'accaduto hanno trovato immediato riscontro. Nel corso della conversazione, secondo quanto reso noto dal Cremlino, i due capi di Stato hanno sottolineato che il terrorismo è un male che deve essere combattuto insieme. Tanto che il capo del distretto Nevsky di San Pietroburgo, Konstantin Serov, sostiene che questo sia stato disinnescato dalle forze dell'ordine. L'ipotesi non è del tutto campata per aria.

Sono 500 i superstiti che hanno un sostegno psicologico, mentre durante la notte sul luogo dell'attentato sono stati identificati i resti di altre quattro vittime. L'obiettivo sarebbe quello di "destabilizzare il Paese" nell'anno che precede le elezioni presidenziali, previste per il marzo del 2018. Tra l'altro l'attentato è avvenuto proprio nel giorno in cui il presidente russo era in zona per l'incontro con il collega bielorusso Alexander Lukashenko.


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