Case farmaceutiche ottengono lo stop delle esecuzioni capitali in Arkansas

Tornano a sperare i detenuti nel braccio della morte dell'Arkansas.

Sono state temporaneamente bloccate da un giudice le sei condanne a morte in undici giorni disposte dallo stato dell'Arkansas: l'azienda farmaceutica che produce il farmaco usato per le esecuzioni ha lamentato che il prodotto non era stato venduto a quello scopo.

La decisione del giudice Wendell Griffen arriva in seguito alle proteste di varie case farmaceutiche, che avevano espresso preoccupazioni per le modalità con cui il dipartimento carcerario aveva ottenuto il bromuro.

Il caso nasce dalla decisione del governatore Asa Hutchinson che nelle scorse settimane aveva spinto per ottenere l'esecuzione di otto persone in 11 giorni, entro la scadenza della validità del midazolam (uno dei farmaci usati in caso di pena capitale). Come ha scritto in una lettera in possesso del 'New York Times' l'avvocato della McKesson Corporation, il sistema carcerario dell'Arkansas "non ha mai reso pubbliche le modalità d'uso di questi prodotti".

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L'Arkansas non ha eseguito alcuna condanna a morte dal 2005, ma aveva pianificato di compiere almeno sette esecuzioni ad aprile in una mossa che aveva provocato la fiera opposizione degli attivisti contrari alla pena di morte.

Le "Big Pharma" sono contrarie alla vendita dei propri prodotti per la pena di morte, ma poche volte si è vista una rottura tale tra le compagnie e uno Stato. Intanto, sempre in queste ore, la Corte suprema statale ha bloccato l'esecuzione della pena nel caso di un altro uomo, la cui esecuzione era prevista lunedì.

Dalla parte dei condannati anche Price Marshall, un giudice che ritiene che i tempi siano troppo stretti e non permettano ai condannati il tempo sufficiente per poter richiedere la grazia.


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