Abolizione Voucher, la Camera ha approvato il decreto legge

Alla interpellanza ha risposto, per conto dell'Amministrazione, l'Assessore Gabriele Barisano, assicurando a breve sì la stesura delle graduatorie, che però ha riferito saranno utilizzate sono nel caso in cui il Governo nazionale dovesse trovare una alternativa ai voucher, senza dunque studiare una soluzione locale che possa dare l'opportunità di lavoro a chi ha presentato domanda e dovesse risultare nelle posizioni utili della graduatoria. "È pertanto auspicabile che - ha aggiunto - in attesa che si chiarisca il quadro normativo nazionale di riferimento sul lavoro accessorio, si proceda comunque a compilare le graduatorie previste dal bando del Comune di Vasto, anche per rispetto dei tantissimi Vastesi che hanno inoltrato la domanda di partecipazione". I voucher, quindi, sono dei buoni lavoro INPS del valore nominale di 10 euro o multipli di 10, che permettono a chi li acquista di pagare la prestazione lavorativa occasionale di un lavoratore e a chi li riceve di essere pagato per l'attività lavorativa svolta e tutelato dal punto di vista del versamento dei contributi previdenziali e assicurativi. Alle aziende, invece, costa di più. La variabilità non dipende solo dal settore.

3-bis. Quando il contratto di appalto sia stipulato in violazione di quanto disposto dal comma 1, il lavoratore interessato può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'articolo 414 del codice di procedura civile, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo.

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Si tratta di una differenza positiva di circa 2,5 miliardi, il 16,85% in più. All'ultimo posto la Valle d'Aosta, con 1.471 domande.

"Una condizione, questa, che colpiva e che, non varando una nuova regolamentazione, colpirà ancora fortemente quasi tutte le aziende, atteso che il limite decisamente basso dei settemila euro di fatturato era ed è diffusamente superato e penalizza i giovani disoccupati che non rientrano nelle categorie che erano indicate dalla legge ora abrogata". Fermo restando che non potrà assumere un numero di lavoratori superiore al 20% dei dipendenti già attivi in azienda, ovvero un contratto a termine ogni 5 dipendenti a tempo indeterminato. "Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata - si legge nel decreto - può costituire motivo di licenziamento e comportare la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo al rifiuto". Una "piccola" precisazione è di dovere: il lavoratore a chiamata non deve avere tra i 25 e i 45 anni. Lo stesso discorso vale per le ferie e per i trattamenti di malattia, infortunio, congedo di maternità e parentale.


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