Verona, clochard carbonizzato: all'origine uno scherzo di due minori

Era arrivato dal Marocco nel 1990 per lavorare come operaio specializzato in una fabbrica della zona, a Zevio, a pochi chilometri da Verona. A indirizzare le indagini verso i due giovani, di origini straniere, sarebbero state anche le immagini delle telecamere di sicurezza. L'indagine, condotta dai Carabinieri, è tutt'ora in corso. Ma gli accertamenti dei carabinieri hanno portato alla luce la nuova, terribile, ipotesi. Un uomo che lo Stato non ha tutelato. Due ragazzi minorenni, infatti, sono indagati per aver incendiato l'auto dove il senzatetto dormiva. Ma a pesare, scrive il Corriere, è soprattutto il racconto dell'uomo che per primo ha tentato di estrarre Fdil dalle lamiere. "Mia moglie quel giorno ha visto i soliti ragazzini girare in zona, e prima di vedere le fiamme ha sentito uno scoppio". Tutto perchè, invece di dare due calci ad un pallone, hanno deciso che era più divertente tormentare un uomo che aveva perso tutto. Di corsa fino alla vettura.

Sembra che il 13enne abbia raccontato che, per noia, l'amico avrebbe preso un pezzo di carta e, dopo averle dato fuoco, l'avrebbe lanciata nell'abitacolo dell'auto del clochard, attraverso il finestrino. "Io ci ho provato ma non so se sia entrato oppure no siamo scappati prima che l'auto prendesse fuoco". La confessione è ancora al vaglio del tribunale per i minorenni di Venezia e viene presa con molta cautela dagli investigatori. Ahmed Fdil aveva alle spalle una famiglia benestante, il nipote abita a Barcellona con ben quattro appartamenti di proprietà dove anche la vittima era stato più volte invitato ad andare a vivere, ma lui preferiva fare il "clochard" più che altro per scelta personale.


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