Grasso, pista nera Mattarella? Indagare

Anche Massimo Ciancimino, testimone controverso di varie inchiesta tra cui quella della presunta trattativa Stato-mafia, nel 2008 aveva riferito il presunto racconto del padre, Vito, secondo cui per l'omicidio Mattarella "si erano serviti di manovalanza romana legate alle, non so, ai brigatisti rossi, neri, non mi ricordo che colore era".

In una giornata in cui vengono commemorati il settantesimo compleanno di Peppino Impastato e i 34 anni dalla morte di Giuseppe Fava, viene riaperta dalla procura di Palermo l'inchiesta sull'omicidio, accaduto 38 anni fa, di Piersanti Mattarella, all'epoca presidente della Regione Sicilia e fratello dell'attuale capo dello Stato Sergio.

E' la sostanza del messaggio del presidente del Senato Pietro Grasso alla commemorazione dell'assassinio dell'ex presidente della Regione Sicilia, il 6 gennaio 1980. "Anche questa una lezione da non dimenticare". I familiari, dal canto loro, hanno sempre sostenuto, in questi 38 anni di non risposte, che esistono "elementi di prova che collegano come mandanti del delitto Mattarella e della strage di Bologna la P2 e spezzoni deviati dei servizi".

"A distanza di tantissimi anni - ha detto il sindaco Orlando - la figura di Piersanti Mattarella appare sempre più come quella di un profeta della possibilità di fare politica in Sicilia a servizio della comunità e contro l'illegalità".

Assieme al presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, il sindaco Leoluca Orlando e il prefetto Antonella De Miro, i rappresentanti delle forze dell'ordine, autorità civili e religiose. "Il suo assassinio fu una forma d'intimidazione per tutti coloro che osavano contrastare la mafia e i suoi interessi". Questo slancio politico di Mattarella, questo rinnovamento, del resto, era anche sotto il profilo politico: "proprio per combattere questi interessi aveva ottenuto l'appoggio esterno della sinistra". In particolare, si fa notare il fatto che la "127 - scriveva Grasso nel libro - non fosse stata data alle fiamme, secondo il modus operando mafioso, e soprattutto il sistema di camuffare le targhe, spezzandole in vari pezzi e ricomponendole con il nastro adesivo". Se lo avessimo tutti ascoltato le condizioni della Regione oggi sarebbero diverse e il rapporto di sfiducia dei cittadini con l'istituzione non toccherebbe la percentuale bassissima che tocca: siamo al 12%.

"Segno evidente che tra la piazza e il palazzo c'è un divario profondo che dobbiamo necessariamente colmare con l'esempio e le buone pratiche". La mafia bloccava tutti coloro che contrastavano i suoi interessi Non dimentichiamo che il giorno in cui Piersanti Mattarella si è insediato alla Regione gli è arrivata la notizia del sequestro di Aldo Moro. A trentotto anni dal delitto si riparte, ancora una volta, ancora una volta dai Nar, i Nuclei armati rivoluzionari. Il riferimento è alle indagini sull'omicidio, che ancora sono in corso. E ancora che "sulla pista nera Falcone non ha mai creduto".


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