Spagna: elezioni in Catalogna, vincono gli indipendentisti

Il fronte per l'unità della Spagna ha ottenuto poco più del 43%, sommando i tre partiti che hanno votato a favore dell'applicazione dell'articolo 155, ovvero Pp del presidente del governo Rajoy, i Ciutadans, versione catalane di Ciudadanos, e i socialisti catalani, PSC. Tuttavia la maggioranza del parlamento catalano andrà presumibilmente ai due partiti indipendentisti di Junts pur Catalunya, il partito di Puigdemont, e di ERC, la sinistra catalana, che hanno ottenuto rispettivamente 34 e e 32 seggi su un totale di 135 seggi. E' stata principalmente virtuale. Il candidato di Rajoy in Catalogna Xavier Albiol aveva promesso di spazzare via gli indipendentisti. Alcune riunioni le ha tenute in un piccolo ristorante italiano, defilato in una stradina fuori dal centro del piccolo paesino fiammingo di Tervuren a circa 14 chilometri da Bruxelles. Per contare sulla maggioranza assoluta serviranno ancora una volta i voti della Cup, l'ultra sinistra che chiede di andare avanti nella rottura unilaterale con Madrid. Nel panorama complicato che si sta delineando per il governo de la Generalitat, c'è però un chiaro sconfitto: è il premier spagnolo Mariano Rajoy che paga la mancanza di strategia politica e, secondo la stampa spagnola, l'uso della forza in occasione del referendum del 1 ottobre 2017, facendo scendere i popolari a soli 3 seggi contro gli 11 della passata legislatura. Testa a testa con il partito unionista Ciudadanos, accreditato di 34-37 seggi. Ma a meno che che le tre liste indipendentiste non riescano a raggiungere un'intesa, saranno loro a guidare la Catalogna con 70 seggi in totale, due i meno della passata assemblea.

Una sconfitta quindi per gli unionisti, ma soprattutto per Mariano Rajoy, il cui colpo di mano costituzionale ha avuto gli effetti opposti da quelli da lui sperati.

I separatiste festeggiano. "E' un risultato che nessuno può contestare" ha detto il deposto presidente catalano Carles Puigdemont, dal suo esilio auto-imposto in Belgio. Gli scenari delle prossime settimane sono comunque complicati.

Forse non sarà presidente, troppi i veti, ma Inés Arrimadas è sicuramente la vincitrice di queste elezioni, "siamo nella storia", urla felice a Plaça d'Espanya in piena notte. La sessione costitutiva dell'assemblea catalanao si svolgerà il 23 gennaio.

Una posizione diversa da quelli degli alleati, diventati più prudenti dopo gli effetti della dichiarazione di indipendenza di fine ottobre.

Sempre secondo i dati dell'exit poll, nel campo unionista si registra una specie di tsunami che potrebbe avere conseguenze anche a Madrid.

"La Repubblica catalana ha sconfitto la monarchia del'articolo 155 - commenta su Twitter da Bruxelles Puigdemont - Ora serve una rettifica, una riparazione e una restituzione". Quantomeno per quanto riguarda i rapporti di forza tra il blocco indipendentista e quello invece nazionalista, visto che l'unica vera differenza è stata l'aumento della partecipazione al voto, di ben sette punti percentuali.


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