Mafia, Dell'Utri resta in carcere: "Non ce la faccio più"

"Non ce la faccio più, mi sento provato e stanco", aveva fatto sapere due giorni fa, attraverso i suoi legali, dal carcere di Rebibbia nel quale sta scontando la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Alla richiesta si era opposto il procuratore generale Pietro Giordano che, sulla scorta di quanto accertato dai periti del Tribunale, ha sostenuto che le condizioni di salute di Dell'Utri fossero compatibili con il regime carcerario.

Il fondatore, assieme a Silvio Berlusconi, di Forza Italia continuerà a scontare la sua pena nel carcere di Rebibbia. La signora Dell'Utri spiega che il marito ha diverse patologie, tra cui una cardiopatia, il diabete e adesso anche un tumore. "Una situazione di cui chiunque abbia responsabilità istituzionali non può che vergognarsi". Per l'ex senatore la mancata sospensione della pena equivale a una sentenza di morte. "Uno Stato di diritto che consente l'aberrazione di impedire ad un uomo gravemente malato di curarsi fuori dal carcere perde la sua stessa ragion d'essere".

LA PROTESTA - E l'ex senatore ha annunciato, tramite i suoi legali, lo sciopero della fame e delle cure: "Preso atto della decisione del Tribunale che decide di lasciarmi morire in carcere, ho deciso di farlo di mia volontà, adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto".

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