E ora l'Italia manda i suoi soldati anche in Niger

All'Italia, inoltre, potrebbe toccare il pattugliamento della zona al confine con la Libia, bloccando così i trafficanti che cercano di raggiungere il Paese nord africano.

"Questa missione - sostiene Gentiloni - inserita in tante decisioni prese deve segnare un'identificazione chiara del rapporto tra quello che siamo in termini di grandi alleanze internazionali, il Paese più convintamente atlantico tra i grandi, Ma la nostra politica estera non si esaurisce nella partecipazione dalle alleanze e deve avere ben chiaro il nostro interesse nazionale". E lottare contro il terrorismo jihadista, molto forte nel Paese.

E Gianandrea Gaiani su "Analisi Difesa" sottolinea che Le intese raggiunte la scorsa settimana a Parigi fanno riferimento a un'organizzazione "effettiva e reale" per sostenere sul campo le forze militari dei Paesi del G5 Sahel (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad) con contingenti francesi, tedeschi, italiani e probabilmente anche belgi e spagnoli. Se da un lato l'operazione nel Sahel rappresenterà un test per le capacità della tanto sbandierata difesa europea, dall'altro vedrà inevitabilmente confrontarsi interessi ed egemonie. Del resto l'operazione nasce all'insegna di un'ambiguità frutto in parte della retorica sulle "missioni di pace" e in parte dell'imminente scadenza elettorale (...)Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha parlato di una "missione che avrà il ruolo di consolidare il Niger, contrastare il traffico degli esseri umani e il terrorismo". "Per questo, una parte delle forze in Iraq verrà dispiegata nei prossimi mesi in Niger, è questa la proposta che il governo farà al Parlamento". Si può dire che grazie anche all'Italia è stato raggiunto un obiettivo fondamentale: "Daesh è stato sconfitto ma la minaccia non è scomparsa".


Popolare

COLLEGARE