Uber: attacco hacker ha esposto i dati di 57 milioni di utenti

Si tratta di due persone esterne all'azienda di cui però non è stata resa nota l'identità, a cui secondo Bloomberg l'azienda avrebbe pagato un riscatto di 100 mila dollari perché la notizia non venisse divulgata.

L'azienda Uber ha subito un enorme attacco informatico su larga scala nel mese di ottobre del 2016 che ha esposto i dati riservati di 57 milioni di utenti: lo ha rivelato la stessa azienda in una dichiarazione a seguito di uno spaventoso report di Bloomberg.

In particolare sono stati hackerati i nomi, le email e i numeri di telefono degli utenti, oltre ai numeri di patente dei conducenti. Uber ammette comunque di aver sbagliato, all'epoca, a non denunciare il furto dei dati.

A discolpa di Kalanick, c'è il fatto che, così come confermato dalla compagnia, venne a conoscenza dell'attacco nel novembre del 2016. Non si tratta del primo hackeraggio subito e messo sotto silenzio da Uber: nel gennaio del 2016 il ministro della Giustizia dello Stato di New York aveva inflitto ad Uber una multa di 20.000 dollari per aver taciuto un'altra violazione nei propri sistemi nel 2014.

Gli hacker hanno attaccato Uber. L'ex capo della sicurezza Sullivan fu colui che materialmente decise di pagare il riscatto agli hacker, ha riferito un portavoce di Uber. Da quando e' stata fondata nel 2009, Uber e' stata coinvolta in almeno 5 indagine della giustizia Usa, che vanno dal pagamento di mazzette all'uso di software illecito, fino al furto di propieta' intellettuali di rivali. Ad ammettere il 'pirataggio' è stato il Ceo Dara Khosrowshahi, che ha preso la guida di Uber da agosto e che ha sostenuto di aver saputo dell'incidente solo "recentemente".

Al momento dell'incidente, abbiamo preso misure immediate per proteggere i dati e chiudere ulteriori accessi non autorizzati da parte delle persone.


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