Tutela per chi segnala illeciti in ambito lavorativo. Sì definitivo

L'associazione no-profit che si batte contro la corruzione, insieme a Trasparency Italia, ha raccolto 66mila firme con la campagna #vocidigiustizia a favore del "segnalante" sul posto di lavoro.

L'eventuale adozione di misure discriminatorie va comunicata dall'interessato o dai sindacati all'Anac che a sua volta ne dà comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica e agli altri organismi di garanzia. Inoltre si chiarisce che le segnalazioni devono fondarsi su elementi di fatto che siano "precisi e concordanti". In questo caso c'è chi sottolinea la difficoltà che potrebbero incontrare aziende private di piccole e medie dimensioni a dotarsi di strutture adeguate.

Nello specifico, il testo approvato dalla Camera prevede che (art.1) il pubblico dipendente che, nell'interesse dell'integrità della pubblica amministrazione, segnala al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, o all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), o ad una qualsiasi altra autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione. Contenti anche i dem e i presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Piero Grasso. Per evitare false segnalazioni, è stata pensata una norma che funga da deterrente, facendo cadere l'anonimato in caso di eventuale processo d'appello. Spetterà all'Anac predisporre linee guida sulle procedure per la presentazione e la gestione delle segnalazioni al fine di garantire la riservatezza di chi segnala.

E per questo motivo il giudice Pier Camillo Davigo demolisce la novità: "Come si fa a mantenere l'anonimato?"

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L'azienda da parte sua è obbligata a dare immediata segnalazione all'organo di competenza di una denuncia di illecito ricevuta da un proprio dipendente, pena una sanzione elevata. La norma incoraggerebbe le vendette trasversali sul posto di lavoro.

Le tutele vengono meno nel caso di condanna del segnalante in sede penale, anche in primo grado, per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia o quando sia accertata la sua responsabilità civile per dolo o colpa grave.

Infine, sono state finalmente introdotte le "prime forme di tutela per i dipendenti del settore privato".

Ma è appunto quanto sostiene Francesco Paolo Sisto, Forza Italia: "Questa legge legittimerà e incoraggerà un clima di costante e reciproco sospetto alimentato da accuse segrete". Mentre si è previsto l'obbligo di sanzionare chi effettua, con dolo o colpa grave, segnalazioni che si rivelino infondate. Si applica pure a chi lavora in imprese che forniscono beni e servizi alla Pubblica amministrazione, ma si estende anche al settore privato stabilendo che nei modelli organizzativi e di gestione, predisposti dalle società ai sensi del decreto 231/2001 per prevenire la commissione di reati, siano previsti il divieto di atti di ritorsione o discriminatori e specifici canali di segnalazione (di cui almeno uno con modalità informatiche) che garantiscano la riservatezza dell'identità. E' nullo, pertanto, il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante, con estensione di tale previsione anche al settore privato.


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