Terrorismo internazionale, cinque arresti a Torino. Ma "non sono eseguibili"

La vicenda di cinque tunisini giovani tunisini indagati per terrorismo internazionale per il sospetto di avere formato in Italia un gruppo collegato all'Isis.

La procura aveva chiesto di arrestarli il 17 maggio ma il Gip aveva respinto l'istanza. Ma non è possibile eseguire la cattura, perché la legge consente agli indagati di presentare ricorso in Cassazione entro dieci giorni dal deposito dell'ordinanza di riesame.

I TERRORISTI - Attualmente, tre di loro si trovano agli arresti domiciliari per droga mentre altri due sono a piede libero: è probabile che siano. Il PM Andrea Padalino ha dunque presentato ricorso al Riesame del Capoluogo piemontese, ottenendo parere favorevole. Gli altri due, invece, sono liberi, uno dei quali, però, è già stato espulso nel 2016. "E potrebbero passare mesi".

L'inchiesta dei carabinieri dei Rosera nata da controlli su false dichiarazioni di studio all'Università di Torino presentate da stranieri per ottenere permessi di soggiorno. I militari, guidati dal colonnello Angelo Lo Russo e dal tenente colonnello Massimo Corradetti, hanno così individuato i sospettati e hanno poi scoperto che nel frattempo si erano stabiliti a Pisa per dedicarsi allo spaccio di stupefacenti.

"La decisione del gip di Torino di non consentire l'arresto di cinque tunisini ritenuti collegati all'Isis fa capire che lo Stato non c'è più e questo grave perché il terrorismo islamico ha dichiarato guerra all'occidente e noi non possiamo rispondere con le normali misure democratiche".

Nell'indagine figurano anche due foreign fighters morti in Siria. Al momento del loro decesso i compagni li avevano salutati come martiri sui social.


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