Rapporto Svimez: il Mezzogiorno aggancia la ripresa

Passando a temi più demografici che economici, il saldo migratorio totale del Sud continua a essere negativo e sfiora le 28mila unità, mentre nel Centro Nord è in aumento di 93.500, continua la Svimez nel suo Rapporto 2017 specificando che in base a una sua stima inedita e ancora approssimativa del depauperamento di capitale umano meridionale, "considerando il saldo migratorio dell'ultimo quindicennio - ossia una perdita di circa 200 mila laureati meridionali - e moltiplicando questa cifra per il costo medio che serve a sostenere un percorso di istruzione elevata (sia secondo media Ocse che secondo la stima dei costi pubblici effettuata sulla base dei Conti pubblici territoriali), la perdita netta in termini finanziari del Sud ammonterebbe a circa 30 miliardi, trasferiti alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all'estero". Nelle regioni meridionali nel 2016 gli occupati sono aumentati dell'1,7%, pari a 101 mila unità, ma mentre le regioni centro-settentrionali hanno recuperato la perdita di posti di lavoro, in quelle meridionali la perdita di occupazione è ancora pari a 381 mila unità. Nel 2016, calcola la Svimez, 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro Nord. Secondo i dati distribuiti dall'Associazione sull'economia del Mezzogiorno, un abitante del Sud su tre è a rischio povertà ma il Sud crescerà quasi quanto il Nord nei prossimi anni. Nello specifico delle singole Regioni meridionali, il PIL 2016 più performante è quello della Campania +2,4%, seguita da Basilicata +2,1%, Molise +1,6%, Calabria +0,9%, Puglia +0,7%, Sardegna +0,6%, Sicilia +0,3%, Abruzzo -0,2%. Infine, nel terziario il valore aggiunto del Mezzogiorno con +0,8% ha superano quello del Centro Nord (+0,5%).

La crescita del Pil nelle regioni del Sud è stata maggiore che nel Centro-Nord nel 2016 con un aumento al Mezzogiorno dell'1%, laddove nel Centro-Nord è stato pari a +0,8%. Adesso bisogna fare in modo che questa crescita non sia effimera.

Le elaborazioni incrociano una enorme quantità di dati (Istat, forze lavoro, Istat sociale, Banca d'Italia) e forse è per questo che i risultati sembrano troppo discordanti da elaborazioni settoriali e legate ai pochi indici macroeconomici più diffusi. Inoltre le risorse che affluiscono in varie forme al Sud, non restano circoscritte alle sole regioni meridionali, ma hanno effetti economici sull'intero Paese. Tra le "buone notizie" c'è anche il dato degli oltre 90mila rapporti di lavoro incentivanti nei primi 8 mesi dell'anno grazie alla proroga della decontribuzione per i nuovi assunti nel Mezzogiorno decisa dal governo.

Drastico calo degli investimenti pubblici nel 2016 dopo la crescita modesta del 2015. Nel 2016 il Mezzogiorno ha perso complessivamente 62 mila abitanti. Inoltre, ha sottolineato Arcuri commentando il Rapporto, "è ripresa la crescita dell'industria, degli investimenti al Sud anche se il 40% sono di imprese straniere". Gli osservatori dello Svimez parlano di un "drammatico dualismo generazionale" e segnalano anche un deciso incremento dei lavoratori a bassa retribuzione, conseguenza dell'occupazione di minore qualità e delle riduzioni d'orario non volontarie.

Sono circa 200mila i laureati che negli ultimi 15 anni hanno abbandonato il Sud per trasferirsi nelle regioni del Centro-Nord.

"CGIL: "Non bastano timidi segnali positivi" - Un Mezzogiorno che mostra segnali positivi di ripresa, ma resta ben lontano dai livelli pre-crisi, con il perdurare di una emergenza sociale e occupazionale". "Dietro i numeri - ha detto l'arcivescovo - noi vediamo i volti delle persone e le loro ferite ed è questo che ci sta a cuore". Lincidenza della povertà assoluta nel 2016 nel Mezzogiorno aumenta nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni più grandi. "Nelle regioni più popolate, Sicilia e Campania, il rischio di povertà arriva a sfiorare il 40%".


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