Mafia, commercianti confermano: 'Pagavamo il pizzo'. 17 arresti

Palermo - I carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo, su disposizione della Procura distrettuale e mandato del gip del Tribunale di Palermo, hanno arrestato 17 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio, rapina, illecita detenzione di armi e munizioni e fittizia intestazione di beni.

Sono diciassette gli arrestati nell'ambito dell'operazione che ha decimato il clan di Borgo Vecchio, a Palermo; il popolare quartiere a due passi dal centro storico del capoluogo siciliano, è uno dei più a rischio dove la criminalità ha spesso trovato linfa grazie alla povertà di tante famiglie. Un documento contabile indicante anche i nominativi delle vittime, ritrovato dai carabinieri coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi. Molti di questi hanno confermato di essere vittime di Cosa Nostra. Le intercettazioni e la collaborazione di due pentiti hanno permesso di individuare assetti e dinamiche della cosca, che tra le file di estorsori del pizzo aveva anche un ragazzino di 16 anni che operava nel quartiere.

Con il ritrovamento del cosiddetto "libro mastro" sono state ricostruite 14 estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti della zona e proprio alcuni di loro hanno denunciato i loro aguzzini. Sequestrate anche diverse attività commerciali riconducibili a Cosa nostra, intestate a prestanomi attraverso le quali l'organizzazione criminale riciclava il denaro sporco. Il clamore pubblico causato da quella circostanza indusse però Paolo Calcagno - reggente pro tempore del mandamento mafioso di Porta Nuova, attualmente detenuto - ed altri esponenti ad intervenire nei confronti di Francesco Russo, che sarebbe stato allontanato dal quartiere se non avesse rispettato le gerarchie dell'epoca. La commissione di quel reato non era stata autorizzata e, quindi, i responsabili erano stati poi aggrediti fisicamente dagli esponenti del mandamento di Porta Nuova e dagli stessi vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio.

"Nel corso degli anni cosa nostra ha mutato pelle e diversificato i propri affari", ha dichiarato il Colonnello Antonio Di Stasio, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo. E del resto, da questa operazione è emerso come il racket del pizzo continui a essere una delle principali forme di guadagno di Cosa nostra. "Continua ad essere colpita duramente con l'attività repressiva delle Forze dell'Ordine e della Magistratura ed oggi appare indebolita, ma sempre viva, ed impegnata, anche attraverso il pizzo, nella ricerca quotidiana e ossessiva di denaro". "Rivolgo un appello a tutti gli operatori economici - ha concluso - affinché seguano l'esempio dei commercianti che hanno collaborato con gli inquirenti e si ribellino al racket e alla violenza mafiosa".


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