Gb: anche vice premier Green accusato di molestie

Anche lui sarebbe finito nel dossier sui comportamenti sessualmente molesti che circola a Westimnster, fatto che sta scuotendo il governo già in difficoltà di Theresa May.

Fallon, che intende mantenere la carica di deputato, si è scusato questa settimana per aver messo ripetutamente una mano sul ginocchio della giornalista politica Julia Hartley-Brewer. A gettare la spugna è un pezzo da 90, il titolare della Difesa, Michael Fallon, esponente moderato sulla questione Brexit, ma anche 'falco' gradito ai militari sui temi della sicurezza e uomo di fiducia degli alleati Nato, il quale ha annunciato stasera le sue dimissioni. Ma che ha preferito lasciare sotto il tappeto o magari sfruttare a suo vantaggio, sospettano i detrattori, scettici ora sull'impegno a far piazza pulita dei sospetti contenuto in una lettera della premier allo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, in cui si definisce "intollerabile" lo scandalo. In sostanza si tratta di un 'sacrificio' esemplare, forse di un tentativo d'alleggerire dalla pressione il governo di Theresa May, impegnata affannosamente a districarsi dalle polemiche e dallo scandalo. Secondo alcuni media britannici, alle dimissioni dell'ex primo ministro potrebbero seguire quelle di Damian Green, numero 2 del governo britannico e braccio destro di Theresa May, tra i nomi più "importanti" presenti sul dossier. E arrivano dall'interno del Partito Conservatore per bocca di Anna Soubry, deputata e già viceministro sotto David Cameron. Si va dal misterioso "ministro di alto rango" di cui si racconta l'abitudine ad "allungare le mani durante i party" tanto di meritarsi la nomea di cop-a-feel (espressione gergale - usata anche dall'ex presidente americano George Bush senior - che sta per 'dare una palpatina'); al vecchio battitore libero Tory descritto come "perennemente assatanato e molto inappropriato con le donne"; fino a un suo compagno di partito accusato d'essere riuscito a imporre a una ricercatrice sua vittima una sorta di patto del silenzio. Raccogliendo, almeno su questo, anche il sostegno del capo dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn.


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