Violenza sulle donne: Cgil in piazza per libertà e diritti

Lo slogan scelto dalla Cgil nazionale è 'Riprendiamoci la libertà', per manifestare contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime.

Per la Cgil "il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l'ennesima aggressione alle donne".

Catania aderisce, insieme ad altre cento città italiane, alla manifestazione contro la violenza sulle donne, promossa dalla Cgil e dal suo segretario nazionale, Susanna Camusso. Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c'è un 'mostro' o 'un malato' in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà.

Alle donne così viene sottratta la possibilità di una libertà integra - spiega Eva Santoro, segretaria confederale della CGIL di Taranto - perche ogni volta davanti ad uno stupro o una violenza, quella libertà viene scalfita da frasi del tipo "ma era troppo svestita", "era troppo ubriaca", "se l'è cercata". "È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora".

E per scendere nel concreto, pessimi aspetti sono l'inconsistenza dell'azione politica, con una classa dirigente in Italia che, volendo essere buoni ed usando un grosso eufemismo, è molto distratta, e la continua situazione di precarietà economica che le donne affrontano. "Infine, pur non potendo porre sicuramente sullo stesso piano la gravità degli episodi citati, il Coordinamento sottolinea l'importanza che i Comitati Unici di Garanzia siano dotati di mezzi operativi efficaci per contrastare più in generale ogni fenomeno di violenza e mobbing nei luoghi di lavoro, che comportano oltretutto dispendio di risorse psicologiche, economiche e sociali a carico della collettività tutta".

"Gli uomini non violenti sono i nostri alleati e possono contribuire nell'abbattimento di stereotipi e pregiudizi dai quali ha origine la violenza contro le donne". "Ci vorrebbe la castrazione chimica nei casi in cui si dimostri che si tratta di patologia psichiatrica" sostiene la signora C.S., che scuote la testa nel dover ammettere l'impotenza dei singoli e dello Stato a reagire correttamente alle violenze denunciate quotidianamente. E l'appello si chiude con: "Chiediamo a tutt*, pesate le parole".


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