Sabrina pianificò il delittoNessuno sconto di pena

La prima sezione penale della Cassazione motiva come colpevoli la cugina Sabrina Misseri, condannata lo scorso 21 febbraio all'ergastolo con la madre Cosima Serrano, dell'omicidio di Sarah Scazzi.

Sono passati ormai sette anni da quel caldo giorno di agosto che determinò la fine della giovane vita di Sarah Scazzi, in quello che venne chiamato e che ancora oggi è noto come "Delitto di Avetrana": era, infatti, il 26 agosto 2010 quando la giovane Sarah, fiduciosa e serena, si recava in casa Misseri senza sapere ciò che sarebbe accaduto, di lì a breve.

Sabrina, quindi, non merita sconti di pena per la "fredda pianificazione d'una strategia finalizzata, attraverso comportamenti spregiudicati, obliqui e fuorvianti, al conseguimento dell'impunità". Sabrina, "strumentalizzando i media", deviò volontariamente le investigazioni, come "astuto e freddo motore propulsivo", verso "piste fasulle".

Anche per Cosima Serrano, la Corte ha ritenuto corretta la mancata concessione delle attenuanti generiche: "si è considerata l'età della Serrano e la possibilità che essa avesse di intervenire per calmare l'aspro contrasto sorto tra le ragazze - si legge nella sentenza - mentre al contrario l'imputata si era resa direttamente protagonista del sequestro della giovane nipote partecipando poi materialmente alla fase commissiva del delitto". Ad uccidere Sarah sono state zia e cugina e la vittima "non ha opposto resistenza".

In merito alle autoaccuse di Michele Misseri, condannato a 8 anni per soppressione di cadavere, la Corte parla di dichiarazioni "oscillanti e prive di costanza" e "condizionate dall'obiettivo di coprire e sollevare da responsabilità la figlia".


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