Referendum Catalogna, continua il braccio di ferro con Madrid

I pompieri catalani e il sindacato dei contadini fra gli altri si sono impegnati a difenderli.

La risposta da Madrid è stata dura. Cosa cambierà per l'Italia dopo questo voto?

Nel frattempo, la giornata del 30 settembre, la vigilia del voto, è iniziata con alcuni incidenti. Più tardi, la polizia spagnola ha fatto irruzione presso l'edificio che occupa gli uffici delle telecomunicazioni del governo catalano. Per Madrid il governo catalano del presidente Carles Puigdemont dovrà "rispondere davanti ai tribunali" per la "grave slealtà istituzionale" di cui si è reso responsabile. Il capo dei Mossos d'Esquadra, Josep Lluis Trapero ha messo in guardia che questa decisione potrebbe provocare "conseguenze non desiderate e prevedibili rischi per la sicurezza dei cittadini e di alterazioni dell'ordine pubblico". La polizia sta indagando, ma non ci sono stati al momento arresti. Tutti i dirigenti catalani hanno lanciato appelli perché domenica tutto si svolga pacificamente, in forma gandhiana, accusando Madrid di voler invece provocare scontri. Lo scrive sul suo profilo Twitter il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che nota come si tratti del "piu' significativo confronto tra cittadini e Stato dalla caduta del muro di Berlino". Se gli indipendentisti dovessero vincere le prossime elezioni regionali, come si porrebbe il governo centrale?

La voglia di indipendenza è più grande della paura: venerdì sera, centinaia di catalani sono di nuovo scesi per le strade di Barcellona, per l'ultima manifestazione organizzata dai referendisti. Il 'President' ha votato in un altro seggio a Girona dopo che la polizia spagnola ha fatto irruzione in quello di Sant Julia de Ramis. Il suo utilizzo fu vietato sotto la dittatura di Francisco Franco.

Come avviene in ogni duello che si rispetti, anche le principali personalità pubbliche del paese si sono espresse per sostenere l'una e l'altra istanza. Ne è convinto l'analista politico catalano Marc Garafot i Monjó, coordinatore del Centro Affari Internazionali di Barcellona, incontrato pochi giorni fa a Roma dove ha avuto colloqui con un gruppo di parlamentari italiani interessati alla causa catalana.

In base ai dati raccolti da un sondaggio commissionato a luglio dalla Generalitat de Catalunya, il 49 per cento dei catalani sarebbe contrario all'indipendenza e il 41 a favore.

Sarà un week end di massima tensione quello in Catalogna.

Vi sono, in sostanza, alcuni diritti fondamentali che nessuna maggioranza (per quanto legittima) può opprimere, negare e/o violare, tra i quali rientra anche il diritto alla determinazione della propria identità (uno dei cui pilastri fondamentali è proprio la cittadinanza): senza un'identità a cui fare riferimento, diventa molto difficile orientarsi e muoversi nel mondo attuale, visto che esso è, purtroppo o per fortuna, ricco di numerose variabili.

Una sentenza della Corte costituzionale spagnola ha riconosciuto l'incostituzionalità del referendum promosso dalla Generalitat de Catalunya. Al termine di una riunione tutta incentrata sulla consultazione, il governo di Mariano Rajoy ha avvertito i secessionisti.


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