Più film italiani in TV in prima serata: approvata la riforma Franceschini

Per le emittenti private si tratta di almeno un film o una fiction italiane a settimana per ogni canale tv, mentre per la Rai si tratta di due ogni sette giorni.

Dario Franceschini, ministro per i beni e le attività culturali, è molto soddisfatto per l'approvazione di un nuovo decreto che obbliga i network italiani a dedicare parte del loro palinsesto a film, serie, documentari o cartoni di produzione europea e italiana.

Più cinema nei palinsesti e più investimenti delle tv nel cinema. L'entrata a regime è fissata al 2020. Per la Rai, poi, l'obbligo è di due opere italiane a settimana (di cui una rigorosamente cinematografica). La Commissione Ue, infatti, vorrebbe che queste piattaforme carichino una quota fissa minima di produzioni comunitarie all'interno della loro offerta e che si adeguino alle televisioni tradizionali attive negli Stati membri nell'investire parte dei loro ricavi nella produzione di contenuti originali. Questi obblighi, dopo i recenti sviluppi di mercato, saranno imposti anche a Netflix e Amazon, recependo in anticipo la direttiva europea in corso di approvazione. "Sono certo che la massima collaborazione tra i produttori indipendenti aderenti all'Apt e le emittenti televisive riuscirà ad esprimere in modo proattivo quegli elementi critici che oggi vengono vissuti negativamente dalle emittenti".

A vigilare sul rispetto delle regole sarà Agcom, che andrà a comminare fino a 5 milioni di euro di multa, oppure con sanzioni pari al 2% del fatturato.

Nonostante le polemiche, Franceschini aveva detto che "non si sarebbe fermato" perché "le riforme comportano sempre proteste". Cartoon Italia si è schierata da tempo a favore della riforma, di un sistema che "rafforza gli obblighi di investimento e trasmissione delle opere italiane, facendo crescere la creatività italiana", come dice il ministro Franceschini. Altri sostenitori della riforma sono poi il premio Oscar Gabriele Salvatores e il regista Daniele Luchetti.


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