Obbligo di etichettatura dei derivati del pomodoro, la soddisfazione della Regione Emilia-Romagna

E solo se tutte le operazioni avvengono in Italia si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia". L'etichettatura del pomodoro - ricorda Coldiretti Emilia Romagna - interessa una produzione di oltre due milioni di tonnellate per una Plv di 160 milioni di Euro.

Con la firma del decreto interministeriale, è diventato obbligatorio indicare l'origine del pomodoro sulle etichette di tutti i prodotti derivati.

Arriva in Italia l'obbligo di indicare l'origine dei derivati del pomodoro, a pochi giorni da quello del grano per la pasta che ha fatto insorgere i pastai italiani.

Ad oggi - sottolinea la Coldiretti - l'obbligo di indicare la provenienza è in vigore in Italia solo per le passate ma non per pelati, polpe, sughi e soprattutto concentrati. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi Ue E NON Ue. In sostanza - spiega la Coldiretti i pomodori di provenienza cinese rappresentano circa il 15% della produzione nazionale in equivalente dio pomodoro fresco. "Ma, dopo i derivati del pomodoro, purtroppo, resta ancora da etichettare con l'indicazione dell'origine 1/4 della spesa alimentare dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio".

L'obbligo dell'etichetta d'origine consentirà - rileva la Coldiretti - di valorizzare il prodotto italiano in una filiera, quella dei derivati, che rappresenta uno dei fiori all'occhiello dell'export Made in Italy, con le vendite all'estero che hanno superato nel 2016 il valore di 1,5 miliardi di euro. Un patrimonio che - conclude la Coldiretti - va salvaguardato garantendo il rispetto dei tempi di contrattazione per una consentire una adeguata pianificazione e una giusta remunerazione del prodotto agli agricoltori italiani.


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