Banca Etruria, liquidatore chiede 400 mln agli ex amministratori

A presentarlo è il liquidatore Giuseppe Santoni, che ha iniziato l'azione di responsabilità contro gli ex amministratori dell'istituto di credito con il deposito della citazione al tribunale civile di Roma.

Banca Etruria: il conto è arrivato. E il conto per il crac è molto salato.

Ventilata da inizio anno, quella che riguarda gli ex vertici dell'Etruria è di poco inferiore a quelle formulate per i casi di Banca Marche e CariFerrara: nel dettaglio, per gli istituti marchigiano e romagnolo erano stati chiesti 400 milioni di euro. La lettera ai singoli soggetti è partita il 17 marzo, il 17 aprile è il termine per liquidare. Una richiesta caduta nel vuoto.

Nell'elenco di Santoni ci sono gli ex presidenti, Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi.

Sono coinvolte nella faccenda circa 30 persone, nell'elenco in qualità di consigliere figura anche Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi, che all'epoca si salvò per il rotto della cuffia dall'essere incriminata, anche lei per il comportamento del padre.

Il ricorso quantifica il danno finale in 520 milioni di euro, attribuendo alla società di revisione Price Waterhouse Coopers la responsabilità per 112 milioni di euro dovuti "all'omesso controllo contabile in relazione agli illeciti commessi dai componenti degli organi aziendali". E tutti vengono chiamati in causa dal liquidatore come responsabili in solido del disastro bancario.

Le iniziative di indebito e illecito ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia. In particolare definisce il rifiuto all'offerta di Banca Popolare di Vicenza una "decisione dolosa o gravemente colposa" perché ha provocato un mancato introito per oltre 212 milioni di euro.


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