Venezia 74, il red carpet è per Jane Fonda e Robert Redford

Staremmo qui a parlare di Le nostre anime di notte, se non fosse il film della reunion di Jane Fonda e Robert Redford?

Redford e Fonda però continuano a dimostrare come il considearli grandi attori sia una cosa non solo rivolta al passato, ma sia comunque e sempre attuale.

Quarta collaborazione tra Robert Redford e Jane Fonda, colossi della storia del cinema americano, questa volta insieme per il colosso Netflix, che ci propone un dramedy non particolarmente sconvolgente, ma piuttosto divertente.

Inizia quindi a nascere un vago sospetto, riguardo le produzioni cinematografiche che portano il marchio Netflix: quello che sia in qualche modo legata alle esigenze del colosso dello streaming questa omogeneizzazione del racconto e delle immagini, fatta forse a uso e consumo di un pubblico che gli algoritmi vogliono soddisfare nel modo più ampio possibile, mirando a una sorta di minimo comune multiplo del gusto.

Perché ha voluto realizzare questo film di cui è anche produttore?

Due persone ferite dall'esistenza, con traumi e dolori non superiori o inferiori a quelli di ogni individuo oltre i settanta, che si annusano, si scoprono giorno dopo giorno, prima diffidenti, poi sempre più complici. Il nostro rapporto non aveva bisogno di spiegazioni, tuto andava al suo posto. Con lei c'è connessione, contatto, affetto e professionalità. E Redford: "No no, non c'entro nulla". Le storie d'amore funzioneranno sempre. Il sesso non c'è in questo film, ma è meraviglioso desiderare ancora una vita sessuale.

So cosa vuole il mio corpo e non si ha più paura nel chiedere ciò che si desidera. Nessuno dei due figli dei protagonisti sembra troppo propenso ad accettare questa filosofia, come se inevitabilmente le giovani generazioni dovessero "praticare l'errore", coltivare lo sbaglio, per poi dolersene in età matura. Accanto alla splendida 79enne c'è ancora una volta Robert Redford.

Ho usato l'aggettivo "cinematografico", ma soltanto a noi qui al Lido è stato concesso di osservare i solchi scolpiti sul volto di Redford e la chioma ancora fluente della Fonda sul maestoso schermo della Sala Grande. Molti non sanno che il Sundance, ha cominciato con un laboratorio nel 1980 per programmare il futuro dei giovani, ma che alla fine è diventato un festival proprio per permettere loro di mostrare quei lavori e avere delle possibilità che fino a quel momento veniva loro preclusa dagli studios. Improvvisamente ti rendi conto che devi stare attento quando ti muovi e per me questa cosa è difficile da gestire. Film che vola via leggero con l'aggiunta del geloso e dissennato figlio di lei (Matthias Schonaerts) che lascia temporaneamente all'anziana coppia il nipotino, e Louis/Robert che subito gli insegna a giocare coi trenini invece che a ticchettare sullo smartphone, o gli prende un bellissimo cane un po' citrullo dal canile a fargli compagnia. Devi rinunciare ad alcune cose quando invecchi, una restrizione e limitazione anche creativa che è triste in una certa misura.


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