Suburbicon, il nuovo film di George Clooney, travolge Venezia

"Avevamo scritto ha precisato George Clooney nella sua conferenza stampa una prima sceneggiatura che guardava tutto dalla parte del bambino (il figlio del personaggio interpretato da Matt Damon), pensando a un finale dove il ragazzo sarebbe finito in affido".

La stesura del copione ha preso piede nel corso della campagna elettorale di Trump. "Non vediamo i problemi reali che questo Paese deve affrontare e quindi mi sembrava un aspetto interessante".

I due sono complici e affiatati come non mai, oltre che incredibilmente fascinosi.

Secondo Clooney Suburbicon altro non è che "una storia di mostri" che racconta molto dell'America di oggi, come lui stesso ha sottolineato: "se guardiamo i vari momenti della nostra storia scopriamo che si ripetono quando si parla di "rendere grande l'America". Il regista di Downsizing, Payne, mi ha detto che gli piaccio proprio perché non sembro una stella del cinema: ho l'aspetto dell'americano medio". Mi interessava vedere come la vita di una sorella potesse ripercuotersi su quella dell'altra. Non hanno capito, però, che la vera cattiveria alberga in un'altra dimora, quella apparentemente perfetta e nella norma di Matt Damon e Julianne Moore, qui squisitamente perfetti nei rispettivi ruoli. Capisce cosa vuol dire essere emarginata, è cooptata nella storia e rifiuta di uscire da questo personaggio.

Anche al centro di Suburbicon c'è una famiglia, anzi, due. Questo film sembra rifletterlo e lo trovo una cosa giusta: "volevamo essere divertenti ma anche cattivi", risponde così Clooney alla domanda di una giornalista colombiana sulla rabbia che le ha suscitato il film.

E' descritto come un noir - nella miglior tradizione 'coeniana', sempre un po' mista alla piu' truculenta tragedia senechiana - se si passa la anacronistica ma ben calzante citazione e si rifa, in qualche modo, all'opera prima dei 'famigerati' fratelli, Blood simple, del 1984, ma anche a Fargo, del 1996, sempre presente Frances McDormand, grande moglie di Joel ed attrice da Oscar, proprio per esso. "I vicini costruiscono un muro intorno alla casa dove si è appena trasferita la famiglia afro americana, cercando di impadronirsi del loro piccolo spazio". Poi, il discorso torna al presidente degli Stati Uniti: "Se il film è stato girato giusto quando è arrivato Trump, è soltanto una coincidenza". Intanto la festa continua e la kermesse è ancora lunga, in concorso oggi, 3 settembre c'è anche Paolo Virz con Elle e John, il primo film internazionale di Virzì con Donald Sutherland e Helen Mirren.


Popolare

COLLEGARE