Milan, Bonucci ammette: "Comessi troppi errori, imperativo Champions"

"Sono tranquillo, tanti dicono che ho fatto il bene della Juventus a 3 ma se andiamo a vedere in Europa ho giocato nell'Europeo 2012 a 4 e al Bari giocavo con Ventura a 4". Inoltre ha aggiunto che questo anno è fondamentale per il Milan e che non si può scherzare, c'è la Champions da conquistare per tornare ad essere la squadra che tutti ricordano. Il difensore del Milan Leonardo Bonucci si esprime così sul suo inizio di stagione: "Quando ho scelto il Milan sapevo benissimo che ci potevano essere delle difficoltà -aggiunge Bonucci in conferenza stampa alla vigilia del match d'Europa League con il Rijeka-". Come diceva il mister siamo una squadra nuova ed era normale inciampare in situazioni scomode. Nei 7 anni con la Juve giocavo ogni tre giorni ma ero sempre pronto a sfidarmi per la partita dopo. Non hai tempo di pensare a ciò che hai fatto la partita prima ma devi pensare a come recuperare per poter rendere al massimo nella partita successiva. "Sono proprio questi momenti che devono suscitarci una reazione e stimolare la mente e il corpo ad andare oltre i propri limiti". "Serve allenarsi bene ogni giorno e dare il meglio". Venendo al Milan sapevo conoscevo onori e oneri di essere qui, ma non voglio passare come capro espiatorio. Il 3-5-2 non è stato scelto per me. Dobbiamo trasportare sul campo quelle cose e migliorare, anche grazie alla competizione in allenamento.

"Sono state ore importanti soprattutto quando vesti una maglia così importante: a Genova è successo ciò che non speravamo, ma sono carico e ho voglia di fare parte di questo gruppo e di questa squadra per fare qualcosa di importante. Il gruppo si formerà in poco tempo ed arriveranno dei grandi risultati".

CHAMPIONS - "Di agevole nella vita non c'è nulla".

Sul modulo: "Io sono tranquillissimo, questo dilemma ha sempre fatto parte della mia storia".

Com'è, come non è, al momento sembra quasi che siano stati gli altri a ricordare al centrale azzurro come invece si fa a perdere, senza giocare, senza lottare e soprattutto senza orgoglio.


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