La Wada assolve quasi tutti gli atleti russi

Nella relazione il direttore generale di Wada, Olivier Niggli, scrive che "le prove disponibili sono insufficienti a sostenere una violazione delle norme antidoping da parte di questi 95 atleti".

La Wada, l'agenzia antidoping mondiale ha assolto 95 dei 96 atleti russi coinvolti nel maxi scandalo del doping di Stato emerso dopo la pubblicazione del rapporto McLaren.

Al termine di 12 mesi di analisi, dunque, ci si troverebbe di fronte a un danno d'immagine non indifferente non solo per gli atleti russi ma anche per la stessa agenzia mondiale del doping.

Richard McLaren, l'investigatore che ha speso gli ultimi due anni ad analizzare gli schemi del sistema russo identificando circa mille atleti coinvolti, ha indicato che molti casi saranno difficili da perseguire per la carenza di cooperazione da parte di Mosca nel fornire i dati di laboratorio e la prassi di distruggere i campioni di urine contaminate utili per l'incriminazione.

Sotto i riflettori andranno a finire anche i dirigenti della Wada incaricati di costruire le accuse contro i 95 atleti russi in questione: li si incolperà di non aver seguito tutte le piste, sospetto che serpeggia in queste ore.

"Dobbiamo accettare il fatto che lo scopo di McLaren fosse quello di dimostrare un sistema, non le violazioni individuali", ha detto Niggli al New York Times. Dalle indagini era emersa l'esistenza in Russia sin dal 2011 di un doping di stato, controllato e diretto dal ministero dello sport con l'aiuto dei servizi segreti, riguardante 30 sport estivi, invernali e paraolimpici, con il coinvolgimento di cinque medagliati a Londra 2012 e quattro a Sochi 2014. Nei giorni scorsi, alcuni sportivi (tre ciclisti per la precisione, fra gli esclusi ai Giochi di Rio di un anno fa) avevano già presentato ricorso, citando in giudizio l'autore dell'indagine e chiedendo sia la riabilitazione che un corposo risarcimento. Ora il Cremlino assapora questa ulteriore, parziale vendetta.


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