La Bce lascia i tassi d'interesse invariati al minimo storico

(Ultime Notizie - Ultim'ora di giovedì 7 settembre 2017) Sul futuro del Qe oggi il direttivo ha "discusso vari scenari ma in modo molto preliminare, piuttosto che delle opzioni o delle decisioni politiche" ha detto il presidente della Bce Draghi.

La Bce rivede al rialzo le stime di crescita per l'eurozona ma avverte che l'inflazione non dà ancora segnali convincenti, è preoccupata dal rafforzamento dell'euro e non esclude un rafforzamento del quantitative easing se la situazione economica dovesse peggiorare. Per quest'anno si stima un incremento del pil del 2,2%, per il 2018 +1,8% e +1,7 per il 2019.

Ci attendiamo che i mercati tornino quindi a concentrarsi sui dati fondamentali e i principali eventi geopolitici in Asia e negli Stati Uniti, con possibili picchi di volatilità in vista dei due prossimi eventi fondamentali per la traiettoria dell'eurozona: le elezioni in Germania e la prossima riunione della Bce in ottobre.

Passando all'inflazione, la stima per il 2017 resta quella di giugno a 1,5% mentre quella per il prossimo anno è stata abbassata leggermente a 1,2% dal precedente 1,3%. Ma l'euro, anziché deprezzarsi come ci si sarebbe aspettato, spinta dalla forte crescita europea vola sopra gli 1,20 dollari, la soglia di guardia già raggiunta la scorsa settimana.

Un'eccessiva cautela degli americani sull'attesa stretta monetaria farebbe apprezzare troppo l'euro se la Bce apparisse subito troppo determinata a ridurre il Qe, che procede con acquisti a un ritmo di 60 miliardi di titoli al mese fino a dicembre e dovrebbe ridursi, nelle attese, a partire da gennaio. "Un altro conto e' se si parla dei tassi negativi sui depositi overnight - ha precisato Draghi - ma quello non ha nulla a che fare con il Qe".

Rispondendo alla domanda se Francoforte abbia privilegiato gli acquisti di debito italiano e francese, Draghi ha sottolineato che la decisione di deviare dalla "capital key", la regola che vuole acquisti di bond proporzionali alla quota di ciascun Paese nel suo capitale, è dovuta "meramente a fattori tecnici" e "non a fattori nazionali". Rimandato ogni discorso in autunno per quanto concerne il Tapering che avrebbe dovuto stoppare il Quantitative Easing, il piano straordinario di acquisto di titoli da parte della Banca Centrale Europea.

Il timone della politica monetaria dell'Eurozona, appare, comunque, ben saldo nelle mani della BCE.


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