Ha ucciso il figliastro. La Cassazione: "Niente ergastolo, non era naturale"

Il Processo dunque ora è da rifare nella sua fase di sentenza, con la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso della difesa del 57enne Talpis: in sostanza, visto che non vi è legame di sangue, viene meno l'aggravante che aveva portato l'uomo ad essere condannato al "fine pena mai". Roberto Mete - era stato formalmente adottato dalla coppia in Moldavia.

Come racconta oggi il Messaggero Veneto dal momento che tra Talpis e la vittima non esisteva un rapporto di consanguineità, se sul piano civilistico vale la parificazione di status con i figli legittimi operata dalla legge, secondo il Codice Penale, invece, la distinzione permane e basta a escludere l'aggravante specifica.

"Sentenza annullata senza rinvio - hanno, infatti, dichiarato i giudici -". Dovrà ora svolgersi un nuovo processo per il delitto. La Corte di Cassazione ha inoltre chiesto la trasmissione degli atti alla Corte d'assise d'appello di Venezia per la quantificazione della pena, prescrivendo che non scenda sotto i 16 anni di reclusione. E, nel caso specifico, garantisce che la pena base sia di 30 anni al massimo.

Quella che a primo acchito potrebbe sembrare una grave ingiustizia è in realtà l'applicazione alla lettera del diritto del codice penale: a quanto si apprende dalla sentenza se il figlio adottivo è equiparato in tutto e per tutto a quello naturale nel diritto civile, tale equipollenza non sussiste all'interno del diritto penale.

I giudici avevano riconosciuto alla ricorrente 30mila euro per danni morali e 10mila per le spese legali.

La Cassazione ha preso una posizione molto forte e che scatena le polemiche fortissime sul caso di Andrei Talpis, il moldavo che nel 2013 uccise mortalmente il figliastro di 19 anni: il ragazzo l'ha ucciso ma siccome era il padre adottivo non merita l'ergastolo.

I giudici di Strasburgo hanno rilevato che "la signora Talpis è stata vittima di discriminazione come donna a causa della mancata azione delle autorità, che hanno sottovalutato (e quindi essenzialmente approvato) la violenza in questione".


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