Corte Strasburgo: fissati paletti su sorveglianza web dei datori su lavoratori

In una sentenza definitiva, la Corte ha condannatola Romania per non aver difeso a sufficienza i diritti del lavoratore licenziato.

"Un datore di lavoro - ha scritto la Corte - non può ridurre a zero la vita sociale privata di un impiegato: il rispetto della privacy della corrispondenza continua ad esistere, anche se sono previste delle restrizioni sul posto di lavoro". I tribunali nazionali non avrebbero garantito al lavoratore licenziato la protezione della sua privacy da eventuali abusi da parte del datore di lavoro. Inoltre, deve essere specificata sia la motivazione che la modalità in cui questa pratica verrà messa in atto.

Per i giudici di Strasburgo, le autorita' nazionali hanno il dovere di trovare un equilibrio tra interessi in competizione tra loro, in particolare il diritto del lavoratore al rispetto per la vita privata e quello del datore di lavoro di prendere misure al fine di garantire il corretto funzionamento dell'impresa.

La Corte ha stabilito che il requisito fondamentale per determinare se l'accesso e il monitoraggio delle comunicazioni di un lavoratore sono legittimi è la ricezione del dipendente da una notifica dal suo datore di lavoro sulla possibilità che l'azienda prenda misure per controllare la corrispondenza. Ma non solo, perché le autorità degli stati membri devono verificare che la sorveglianza sia fedele alle motivazioni espresse in fase preliminare, senza tuttavia superare certi limiti, ancora discrezionali però. Il ricorrente, Bogdan Mihai Barbulescu, e' un cittadino rumeno nato nel 1979 che vive a Budapest. Va poi verificato se il datore di lavoro ha fornito sufficienti ragioni per giustificare il monitoraggio delle comunicazioni e soprattutto l'accesso al loro contenuto.

Dopo dieci giorni, Barblescu è stato convocato dal suo datore di lavoro e accusato di aver usato l'account Yahoo Messenger per ragioni personali, ovvero comunicazioni con il fratello e la fidanzata. Per la Grande Camera delle Cedu, presidente Guido Raimondi, il datore che controlla arbitrariamente le mail dei dipendenti viola il diritto alla vita privata e alla corrispondenza.

La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che monitorare le email e le altre comunicazione elettroniche di un impiegato sul posto di lavoro lavoro equivale a una violazione del diritto a avere una vita privata e una propria corrispondenza.


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