Pisa, rivolta in carcere dopo suicidio Interviene la polizia anti sommossa

Rivolta nel carcere Don Bosco di Pisa dove la notte scorsa un detenuto magrebino si è suicidato. Il gesto ha suscitato le proteste degli altri detenuti che, secondo le prime informazioni, si sono asserragliati in uno dei piani dell'istituto. Per tutto il giorno sono state interrotte le visiti dei familiari dei reclusi. "Non hanno neanche i piatti dove mangiare", ha detto la sorella di un detenuto.

Il detenuto, un 21enne immigrato, si è tolto la vita durante la notte, dopo dopo l'una, impiccandosi con un lenzuolo. Per sedare la protesta sarebbe stato necessario l'intervento di agenti in tenuta anti sommossa.

"La rivolta dei detenuti del carcere di Pisa segna un punto di non ritorno per istituzioni, governo in primo luogo e politica". E' difficile persino trovare le parole per commentare.

Poco fa i mezzi delle forze dell' ordine hanno lasciato lo spiazzo davanti al carcere di Pisa, ma non è ancora chiaro se la protesta sia rientrata o meno: fuori sono rimasti solo alcuni mezzi della polizia penitenziaria. A protestare per lo più detenuti di origine magrebina, che lamentano le condizioni "invivibili" del carcere. "È del tutto evidente come la situazione sia fuori controllo, al di là dei facili proclami - dice il sindacalista - e il vertice dipartimentale non sia più in grado (qualora lo fosse mai stato) di gestirla". Tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentative della Poliziapenitenziaria, del resto, già da luglio scorso hanno interrotto le trattative con il Dap non riconoscendogli di fatto alcuna capacità relazionale in funzione della gestione operativa delle carceri. "Non si possono escludere, a questo punto, clamorose iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e protesta pure in concomitanza con le celebrazioni del bicentenario del corpo di polizia penitenziaria che prevedono anche la presenza autorevole del presidente della Repubblica".


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