Licei brevi dal 2018/2019: ecco come funzionerà la sperimentazione

La sperimentazione metodologica messa in cantiere dal MIUR, consistente nella contrazione dei cinque anni delle scuole superiori in soli quattro, non è - come si sente dire - un puro e semplice escamotage per combattere la dispersione scolastica.

Il decreto che darà il via alla sperimentazione è stato firmato, lo scorso 3 agosto, dalla ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli.

L'anticipazione del quotidiano la Repubblica, consente di analizzare un futuro decisamente importante per i neo diplomati: il nuovo corso di studi quadriennale dovrà garantire - attraverso la flessibilità didattica e organizzativa - l'insegnamento di tutte le discipline previste dall'indirizzo di riferimento in modo da assicurare ai ragazzi il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e delle competenze previste per il quinto anno di corso, ma entro quattro anni.

Si tratta di un progetto che serpeggia da almeno vent'anni nella scuola italiana, e per così dire serpeggia trasversalmente, come fanno certe varietà di vipere particolarmente velenose. Infatti, inizialmente, il numero delle scuole [VIDEO] che avrebbero partecipato alla sperimentazione era stato fissato a 60, ma poco prima della firma da parte del ministro è stato aumentato a 100. L'alternanza scuola-lavoro si dovrà svolgere prevalentemente durante le vacanze estive e nelle pause pasquali e natalizie.

A gennaio l'intero processo aveva subito una brusca frenata quando invece sembrava tutto pronto per l'ampliamento della sperimentazione che riduce di un anno il percorso delle superiori.

Una scelta però che potrebbe non essere delle migliori, dal momento che essi potrebbero non essere preparati per affrontare le problematiche del mondo universitario e lavorativo. Istituita, inoltre, un'apposita Commissione tecnica che valuterà tutte le domande pervenute, considerandone il livello di innovazione, la rimodulazione dei piani di studio, l'uso della metodologia Clil e tutta una serie di parametri volti a definire l'efficacia della proposta.

Un Comitato scientifico nazionale dovrà valutare, nel corso dei quattro anni, l'andamento nazionale del Piano di innovazione e redigerà una relazione per il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.


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