Goletta verde: "Nostri mari sono malati cronici". Campania maglia nera

Nel rapporto stilato alla fine di una crociera lungo i 7.412 chilometri di coste italiane, ci viene restituito un quadro agghiacciante: su 260 punti campionati lungo tutta la costa italiana, 105, vale a dire il 40%, sono risultati inquinati con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge. I punti di prelievo con scarsa depurazione "si confermano i nemici numero uno del nostro mare"; solo il 13% dei campioni è stato prelevato vicino spiagge affollate.

Il Mediterraneo, ha sottolineato Legambiente, "è uno dei mari più minacciati dai rifiuti che galleggiano e da quelli spiaggiati, frutto della cattiva gestione a monte, dell'abbandono consapevole e della cattiva depurazione".

I punti maggiormente inquinati sono 38 e sono stati definiti "malati cronici", perché mediamente inquinati negli ultimi 5 anni. Le regioni maglia nera sono invece Abruzzo, Sicilia, Campania e Lazio, per la presenza di diversi scarichi non depurati che finiscono in mare, attraverso fiumi, fossi, canali e tubature. Il dato più preoccupante che li riguarda è rappresentato dai mancati miglioramenti registrati negli ultimi 5 anni, dato che le regioni in questione non hanno fatto alcun investimento per migliorare la qualità delle loro acque.

Per analizzare le acque dei mari italiani, i tecnici di Goletta Verde hanno esaminato i parametri microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli), considerando come inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori. La situazione migliore in assoluto è stata riscontrata in Sardegna e Puglia; in alto Adriatico - dove la siccità ha ridotto la portata dei fiumi e quindi dei detriti che si riversano in mare - hanno mostrato una buona performance Emilia Romagna e Veneto.

Per invertire la rotta "sono due i passaggi principali di cui si deve tener conto - osserva il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo - Il primo è quello di garantire ai cittadini un servizio che possa offrire dei livelli adeguati di igiene e salute; il secondo è un passaggio culturale, bisogna applicare all'acqua gli stessi principi dell'economia circolare che già si applicano ai rifiuti, e pensare in un'ottica di 'blue circular economy' per fare entrambe le cose occorre investire, passando dagli attuali 32-34 euro per abitante ad almeno 80 euro per abitante all'anno; e anche se resteremo lontani dagli oltre 100 euro che si spendono in Europa almeno avremo intrapreso il percorso necessario per evitare che i soldi vengano spesi in multe anziché in opere". Legambiente rammenta che per questo motivo l'Italia deve pagare all'Europa 62,7 milioni di euro una tantum a cui si aggiungono 347 mila euro per ogni giorno sino a che non saranno sanate le irregolarità (a partire dal 1 gennaio 2017). La depurazione non in regola "è il peggior nemico del turismo". In provincia di La Spezia nove i punti monitorati di cui tre che hanno evidenziato cariche batteriche elevate: presso lo scarico sotto il belvedere di località Manarola, alla spiaggia di San Terenzo, alla foce del torrente Parmignola.


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