Foggia, Roberti: non è mafia di serie B

Senza giri di parole e senza tanti peli sulla lingua, il procuratore, il giorno dopo la strage di San Marco in Lamis, in un'intervista rilasciata a Radio 1 dichiara: "La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una mafia di serie B".

Nel pomeriggio, in prefettura, a Foggia, si svolgerà un comitato straordinario per la sicurezza alla presenza del ministro dell'Interno, Marco Minniti, che incontrerà alcuni sindaci della Capitanata per fare il punto sull'emergenza criminale in zona. Le faide vanno avanti da trent'anni, ci sono stati trecento omicidi e l'80% è rimasto impunito. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all'Europa.

Sempre secondo le dichiarazioni del procuratore Roberti, quella foggiana è da definirsi come Quarta Mafia. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana e ad oggi lo scontro tra clan è sul controllo del territorio per il traffico di droghe, soprattutto leggere, provenienti dall'Albania e sulle storsioni, spesso legate alle atività turistiche sul Gargano.

Il grafico della DIA sui clan attivi nella provincia di Foggia: il capo clan Romito è morto, assieme al cognato, nell'agguato a San Marco in Lamis (Foggia). A dimostrarlo, ricordava la relazione della DIA, "l'alto numero di omicidi e "lupare" bianche ancora irrisolti". "Il Procuratore spiega che le difficoltà investigative incontrate fino ad oggi dipendono anche dalla scarsissima collaborazione della società civile".

Tre le cause che gli investigatori della DIA avevano indicato: "la morfologia del territorio, impervio e impossibile da controllare attraverso uomini e tecnologia; la spietatezza dei mafiosi che ha messo la "popolazione in una condizione di totale assoggettamento e un conseguente atteggiamento di omertà, persino da parte delle stesse vittime"; la quasi totale mancanza di collaboratori di giustizia".


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