ULTIMA USCITA di ERDOGAN: TAGLIEREMO LA TESTA ai TRADITORI

Un anno fa, il 15 luglio 2016, un gruppo di militari tentava il più inconsueto e breve colpo di stato nella storia della Turchia. Iniziato alle 22 del 15 luglio, con la chiusura di due ponti sul Bosforo, fu dichiarato 'fallito' alle 11:50 del giorno dopo, con la resa di un gruppo di soldati asserragliato nel quartiere generale del comando delle Forze armate.

Sostenitori di Erdogan si sono radunati nel pomeriggio anche in Svizzera, a Ginevra: una sessantina di persone ha manifestato sulla Place des Nations per chiedere alla Confederazione di non accettare la richieste d'asilo dei golpisti. Mentre ancora si discute sui numeri del maxi-raduno di Maltepe - la cifra di 1,5 milioni di partecipanti, stimata dagli organizzatori, ha trovato conforto nei calcoli della Camera nazionale degli ingegneri - la sfida di Erdogan al monopolio delle piazze è lanciata.

Tra le persone che figurano nell'elenco e sospese dalle loro funzioni figurano tra gli altri 2303 ufficiali di polizia e diverse centinaia di accademici universitari.

Di tre mesi in tre mesi il decreto è stato prorogato ed è tutt'ora in vigore. Questo il quadro tracciato in un'intervista ad Aki-Adnkronos International da Huseyin Bagci, docente di Relazioni Internazionali all'Università Metu di Ankara, a un anno esatto dal fallito golpe contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Le relazioni bilaterali sono però state contraddistinte anche da zone d'ombra, quali le recenti tensioni sorte dopo l'annullamento di un comizio in Svizzera in favore del referendum costituzionale turco del 16 aprile. In un articolo pubblicato oggi sul settimanale "Bild Sonntag", Juncker si è detto preoccupato in particolare per l'arresto di alcuni giornalisti, come il tedesco Deniz Yucel del quotidiano "Die Welt", affermando che la detenzione "senza processo" di Yucel "non è compatibile con i diritti umani, la libertà di espressione e lo stato di diritto". Le detenzioni decise "ingiustamente" stanno provocando "ferite profonde nella coscienza della società", ha commentato fuori dal carcere Kilicdaroglu, lanciando poi un nuovo messaggio di fiducia: "C'è un detto: la giustizia cammina lenta, cammina poco, ma alla fine raggiunge sempre il suo obiettivo". La cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha in casa un'importante comunità turca, ha accettato di non lasciarsi turbare dalle decisioni di Erdogan.


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