Pasta e riso: Coldiretti Umbria, più trasparenza con etichetta di origine

L'obiettivo è appunto quello di valorizzare le produzioni di riso e grano italiano di qualità e, in particolare, consentire all'industria della pasta di accrescere gli approvvigionamenti nazionali, all'insegna della massima trasparenza verso i consumatori.

Dopo la firma, ieri, 20 luglio, da parte dei ministri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico, Maurizio Martina e Carlo Calenda, dei decreti sull'etichetta di origine obbligatoria della pasta - che passeranno al vaglio dell'Ue il 12 agosto, arriva a botta calda il commento di Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane).

"Di fronte all'atteggiamento incerto e contradditorio dell'Unione Europea che obbliga ad indicare l'etichetta per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per il miele ma non per il riso, per il pesce ma non per il grano nella pasta, per la frutta fresca ma non per i succhi - conclude Pederzoli - l'Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie, anche mediante una profonda revisione delle norme sul codice doganale nel settore agroalimentare, che pretendono paradossalmente di chiamare addirittura farina italiana quella ottenuta dal grano straniero macinato in Italia". Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: " paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue". Sull'etichetta del riso devono essere indicati il Paese di coltivazione del riso; il Paese di lavorazione; il Paese di confezionamento. Proprio in questi ultimi anni - rileva Molinaro - nella nostra regione ci sono stati esempi innumerevoli e di successo, portati avanti anche da giovani, di ritorno alla coltivazione del grano duro recuperando grani antichi e valorizzando terreni e aree anche marginali: l'indicazione di origine è una risposta che li incoraggia e sprona e per loro era una notizia attesa. Per favorire maggiormente trasparenza e chiarezza al fine di tutelare a 360° il consumatore sull'etichetta le indicazioni di origine dovranno essere applicate in evidenza e facilmente individuabili. Le aziende produttrici, comunica il Ministero dell'Agricoltura, avranno 180 giorni per adeguarsi alla nuova normativa e per smaltire le vecchie etichette già stampate o immesse sul mercato. "Si dà vita a un inaccettabile paradosso - prosegue Felicetti - che potrebbe rendere la pasta italiana meno competitiva e rischia di non garantire al consumatore la sicurezza di mangiare la migliore pasta del mondo".


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