Libia, accordo Serraj-Haftar per cessate il fuoco e nuove elezioni

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ottime ragioni per esultare. Ieri - ha ricordato Macron - il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian era a Roma.

Inoltre, Sarraj e Haftar hanno accettato di "creare una tabella di marcia sui temi della sicurezza e della difesa del territorio libico dalle minacce e dal traffico di tutti i tipi". "Un appello che nelle capitali europee non convince, e rappresenta una ulteriore certificazione dell'isolamento nel quale siamo finiti, perché continuiamo a dimostrare di non saper prendere una singola misura -come la chiusura dei porti- o una singola posizione giuridica: "la decadenza degli impegni rivelati dall'ex ministro Bonino, dato che le" rebus sic stantibus" sono completamente sovvertite. Il presidente francese ha voluto rendere omaggio al presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e ha ribadito che l'iniziativa è stata organizzata in sinergia con l'Unione Europea.

I due leader sono a Parigi per incontri promossi dal presidente francese Macron, che vedrà loro due in incontri bilaterali e poi insieme in una riunione a 4 cui partecipa anche l'inviato Onu Salamé.

A forza di aspettare di accodarci all'Onu e soltanto all'Onu, per non prendere mai rischi che turbino le grandi politiche renziane, abbiamo da tre anni lasciato lavorare con Haftar russi, francesi, egiziani e emiratini. Parafrasando Carl von Clausewitz, possiamo dire che la politica non è che il proseguimento della guerra con altri mezzi.

Per ora nulla è emerso in merito all'altro tema importante che sarà al centro del colloquio, ossia il problema dei migranti. Non tanto nella cronica inattività in sé, quanto nell'assenza di una visione strategica che prevedesse lo sviluppo di scenari diversi da quello desiderato: un Governo di unità nazionale, guidato da al-Sarraj, che fosse in grado di governare su tutto il Paese.

L'uomo nuovo, insomma, fa la politica più vecchia del mondo.

Peccato che, in quel vertice, sia risaltata soprattutto un'assenza: quella di una delegazione italiana.

Anche la questione dell'esercito europeo, come si è visto, era una mezza fregatura. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori. E anche in questo caso l'Italia, che pensava di essere della partita grazie alle ottime referenze maturate dai suoi soldati in decine di missioni all'estero, si è trovata spiazzata.

Per l'Eliseo "sarebbe già un buon risultato".

Ci sarà una sosta della lotta armata in Libia e si andrà al voto prima possibile. "Un preciso controsenso, dal momento che Roma, forse per la prima volta davvero, ha assunto il ruolo (meritato e logico) di attrice principale in quota Ue e Stati Uniti e non può essere oggetto di un atteggiamento simile, che tra lato è foriero di personalismi più che di oggettiva utilità".


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