Inps: "I migranti ci servono, senza di loro 38 miliardi in meno"

Il tema migranti oggetto di discussione non solo al parlamento Ue. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Tito Boeri, illustrando alla Camera dei deputati la Relazione annuale dell'Istituto. I tecnici dell'istituto hanno calcolato che, se il tasso di occupazione fra le donne rimanesse ai livelli attuali, vale a dire attorno al 48,5%, di qui al 2040, nelle ipotesi più ottimistiche, il peggioramento cumulativo dei conti dell'Inps sarebbe attorno ai 41 miliardi, circa due punti e mezzo di Pil.

Se i flussi in entrata di contribuenti extracomunitari dovessero azzerarsi, in 22 anni, avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinati a immigrati, "con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell'Inps".

"Non possiamo permetterci di chiudere le frontiere, così facendo rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale".

Boeri ha commentato la proposta di bloccare nel 2019 l'adeguamento all'aspettativa di vita delle pensioni di vecchiaia. A proposito della discussione sul possibile stop nel 2019 all'adeguamento dell'età di uscita, ha spiegato che i costi si "scaricherebbero sui nostri figli e sui figli dei nostri figli".

In Italia nel 2016 quasi 6 milioni di pensionati hanno percepito meno di mille euro al mese. Di qui il passo è breve per introdurre un salario minimo orario nel nostro ordinamento.

Con il jobs act rimosso il tappo alla crescita della dimensione delle imprese.

L'articolo 1, comma 195, della legge Bilancio 2017 ha modificato l'articolo 1, comma 239, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, concernente la facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti ai fini del conseguimento di un'unica pensione. Il numero delle imprese che ogni mese supera la soglia dei 15 dipendenti è passata dalle 8.000 unità medie del 2014 a 12.000 (+40%) dopo l'introduzione del contratto a tutele crescenti per gli assunti dopo marzo 2015.

L'Italia ha bisogno prima degli italiani e poi, nel caso, degli immigrati. I costi della genitorialità potrebbero essere fortemente contenuti non solo rafforzando i servizi per l'infanzia, "ma anche e soprattutto promuovendo una maggiore condivisione della genitorialità", conclude Boeri. Per superarlo, dice Boeri, bisogna "migliorare la transizione tra scuola e lavoro e incentivare gli investimenti in formazione sul posto del lavoro".

Infine l'uso della Cassa integrazione si è da tempo snaturato. Nel triennio precedente alla crisi circa 150.000 lavoratori immigrati cominciavano a versare contributi ogni anno mentre il 5% dello stock di lavoratori immigrati (circa 100.000 persone) uscivano dal nostro mercato del lavoro.

Sì, quel Boeri che non separa nettamente, nel bilancio Inps, la spesa previdenziale (in pareggio) da quella assistenziale, in clamoroso "rosso".


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