Inps, Boeri: "Senza immigrati l'Inps crollerebbe"

Firenze. "Chiudendo le frontiere rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale".

"Non stanno nella percezione di questa presidenza - sostiene il sindacalista - i notevoli problemi organizzativi, le gravi criticità nel rapporto con cittadini, patronati e CAF che determinano inefficienze e ritardi nelle prestazioni, e una situazione del personale a dir poco sofferente, per non parlare delle difficoltà legate alla gestione finanziaria e del patrimonio, che per la prima volta nella storia dell'Istituto hanno portato alla bocciatura del bilancio da parte del Civ".

Proprio nel giorno in cui l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) aggiorna i numeri sugli arrivi in Europa dal Mediterraneo nel 2017, segnalando lo sfondamento della soglia dei 100mila, e in cui il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker ha polemicamente preso atto che ad ascoltarlo sull'emergenza migrazioni al parlamento di Strasburgo sarebbe stata una seduta plenaria semideserta (una trentina su 751, ndr), arrivano dunque i numeri ufificiali dell'Istituto di previdenza sociale italiano. "Nella nostra simulazione la popolazione dei contribuenti immigrati si riduce mediamente ogni anno di circa 80.000 persone nei prossimi 22 anni".

Nel triennio precedente alla crisi circa 150.000 lavoratori immigrati cominciavano a versare contributi ogni anno mentre il 5% dello stock di lavoratori immigrati (circa 100.000 persone) uscivano dal nostro mercato del lavoro. Per le stime prudenziali dell'Inps si tratta di un regalo che vale, ad oggi, circa un punto di Pil.

Secondo Boeri con la chiusura delle frontiere agli immigrati, avremmo 73 miliardi in meno nelle entrate contributive e 35 miliardi in meno nelle prestazioni sociali destinate agli immigrati. Si tratterebbe di "una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo" ammonisce Boeri. Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, boccia la richiesta che i sindacati avanzeranno al Governo nella "fase 2" del confronto su pensioni e lavoro e, invece, propone la fiscalizzazione di una componente dei contributi a inizio carriera lavorativa. Infine, i nostri dati ci dicono che gli immigrati oggi in Italia hanno una speranza di vita più breve di quella utilizzata per definire ammontare e durata delle pensioni e questo significa che, anche nell'ambito del metodo contributivo, pagano molto di più di quanto ricevano tenendo conto di versamenti e prestazioni durante l'intero arco della vita.

Per l'Inps non tutto va male: infatti, grazie anche al Jobs Act emanato da Matteo Renzi, alcune imprese sono davvero cresciute.


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