Bce, tassi fermi e conferma del quantitative easing

Subito dopo si viene a sapere da Eurostat che il debito dell'Italia cresce ancora: al 134,7% nel primo trimestre.

Scendono di oltre due punti percentuali Cnh Ind. (-2,59%) ed Exor (-2,18%), in calo anche Fiat (-1,34%) mentre al solito Ferrari (+1,78%) è andato a polverizzare per l'ennesima volta il proprio massimo storico.

La crescita tardiva, per Draghi, è causata "da un lento ritmo di attuazione delle riforme strutturali".

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Il confronto al riguardo potrebbe avvenire in autunno. In questo contesto il programma di quantitative easing andrà avanti fino a quando la Bce non vedrà un sostenuto aumento dell'inflazione. "L'inflazione non è dove vorremmo e dove dovrebbe essere", mette in evidenza il numero uno dell'Eurotower. "Dobbiamo perseverare, essere pazienti, perché non ci siamo ancora". Mentre Draghi ha incrementato la probabilità dell'eliminazione di alcune misure politiche straordinarie in un futuro abbastanza prossimo, il meeting di oggi sembra essersi nuovamente concentrato sulle pressioni inflazionistiche più deboli all'interno dell'Eurozona e sulla necessità di un continuo supporto di politica monetaria.

In calo anche il Cac (-0,32%) di Parigi condizionato dal crollo di Air France (-8,3%), ma ricordiamo che dall'inizio dell'anno il titolo aveva fatto registrare una performance mostruosa (+160%!). Dichiarazioni ampiamente attese da parte degli analisti, che si sono poi concentrati sul riferimento all'inflazione, elemento che non mancherà di far passare qualche sonno turbolento ai macroeconomisti del vecchio Continente: sull'andamento dell'inflazione pesano infatti in maniera importante i prezzi bassi dell'energia.


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