Totò Riina, Cassazione: 'Diritto a morire dignitosamente'

Perché la Cassazione, e più in generale le istituzioni italiane che si sono riscoperte "umane" verso Riina, non si sono poste lo stesso problema con Dj Fabo, costretto a fuggire in una clinica in Svizzera per una morte dignitosa? Non è che vi distinguete poi tanto da quei cattivoni là con le cinture piene di esplosivo e l'Allah facile se credete che il carcere serva a pulirvi le strade e alleggerirvi la coscienza aiutandovi a dimenticare i problemi del Paese, rinchiudendoli nel dimenticatoio.

E allora non si può dimenticare che l'organizzazione di cui Riina è stato giudicato (definitivamente) capo apicale è stata responsabile, tra gli altri misfatti, dell'omicidio di giornalisti. "Abbiamo elementi per smentire questa tesi".

L'87enne Riina, immobile dalla vita in giù, ha due tumori, soffre di Parkinson e vive col respiratore, condizioni che la Cassazione considera al di sotto di quella soglia di dignità. "Se non è un pericolo attuale questo, mi chiedo che altro dovrebbe esserci". Secondo la Cassazione, infatti, "il provvedimento in esame sostiene l'assenza di un' incompatibilità dell'infermità fisica del ricorrente con la detenzione in carcere, esclusivamente in ragione della trattabilità delle patologie del detenuto anche in ambiente carcerario, in considerazione del continuo monitoraggio della patologia cardiaca di cui quest'ultimo è affetto e dell' adeguatezza degli interventi, anche d'urgenza, operati, al fine di prevenire danni maggiori, a mezzo di tempestivi ricoveri del detenuto presso l'Azienda ospedaliera Universitaria di Parma, ex art. 11 legge n. 354 del 1975" Insomma, secondo gli ermellini la giustificazione secondo la quale Riina può essere seguito e trattato anche in carcere è del tutto "parziale". "Se così fosse, come per tutti, vale il diritto a concludere i propri giorni in maniera dignitosa". È la storica pronuncia della Cassazione, che apre al differimento della pena per il capo di Cosa Nostra, ormai ottantaseienne e con diverse gravi patologie.

Ora spetta a tribunale di sorveglianza di Bologna, sulla base di queste indicazioni, decidere sulla richiesta del difensore del boss, Luca Cianferoni, finora sempre respinta. La sentenza della Cassazione annulla con rinvio l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna, quindi non è stato deciso un differimento della pena: la decisione finale non è stata ancora presa. Attualmente, infatti, la situazione neurologica di Riina è altamente compromessa: il boss ultraottantenne è afflitto da una duplice neoplasia renale che gli impedisce di stare seduto e che lo espone a una grave cardiopatia e a eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili.


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