Renzi ripete di aver vinto le elezioni

Quel De Luca era in perfetta sintonia con il segretario nazionale Matteo Renzi. Visti i risultati non proprio ottimali registrati dal PD, c'è la solita minoranza che emerge. Ieri sera, a replicare indirettamente è stato niente di meno che il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, che sempre con un tweet ha scritto: "Bastano questi numeri per capire che qualcosa non ha funzionato?" In questo stato di marasma, l'ex sindaco di Firenze è arrivato persino a fare autocritica. Anche perchè, è la convinzione di Orfini, che è quella anche di Renzi, il "modello Pisapia", quello di una coalizione larga con un candidato lontano dal segretario, ha portato alla sconfitta più bruciante, quella di Genova.

Quanto al voto in Toscana mi limito a osservare che nel giro di pochi anni, come centrosinistra, abbiamo perso Livorno, Grosseto, Arezzo, Pistoia, Carrara e molti altri Comuni. Questo dato mette in evidenza il tema della caduta di fiducia verso la politica, che riguarda tutti, e in particolare per il centrosinistra quello di perdita di motivazione di ampie zone dell'elettorato di sinistra.

A rispondere nel merito ci pensa il responsabile Enti locali del Pd, Matteo Ricci, uno dei più fidati collaboratori di Renzi alla segreteria, colui al quale il leader affidò il compito di organizzare l'assemblea degli amministratori locali a Rimini, quella in cui Renzi fissò l'obiettivo del Pd alle elezioni al 40%, da raggiungere in solitudine: "Non si possono paragonare i risultati del 2012 con quelli del 2017: cinque anni fa non c'era il tripolarismo", spiega Ricci: "I ballottaggi avvennero in un sistema bipolare con un centrodestra ai minimi storici". Ricordiamo tutti come è finita. Terzo: è lampante che nel Pd c'è qualcuno più bravo di lui a fare coalizioni.

Ma altro discorso è il fuoco di fila che a stretto giro parte dall'interno del partito. Quando, a notte inoltrata, il risultato inizia ad assumere i contorni di una disfatta, il segretario del Partito democratico si affida ai social e vede il bicchiere mezzo pieno. Il punto è che ora bisogna essere in grado di intostare la linea. "C'è bisogno di leadership che uniscono e Renzi sembra caratterizzarsi ancora una volta come colui che divide e questo non va bene".

Poi, nel riaprire sostanzialmente il dibattito sulla coalizione e sulla necessità di un approccio diverso alle prossime scadenze elettorali, aveva aggiunto una frase che probabilmente non deve aver fatto piacere ai renziani: "Quando la gente mi incontra, le madri mi chiedono quale sarà il futuro dei loro figli e magari si fanno pure un selfie, non penso che in realtà vogliano il mio ritorno".

Per il segretario del PD la sconfitta alle comunali riguarda dunque il M5S, i suoi avversari interni, e in parte anche Silvio Berlusconi. Dopo la batosta presa al referendum costituzionale che è costata il posto a Matteo Renzi, il risultato dei ballottaggi per le elezioni a sindaco conferma l'attuale trend negativo di consensi al Pd. Renzi dovrebbe rispettarlo e ascoltarlo di più.


Popolare

COLLEGARE