PREMIUM - Donnarumma, no alla Juve e sì al Real Madrid

Per quanto riguarda la spaccatura col Milan ci sarebbe un'unica spiegazione quindi: il forte interesse del Real Madrid, che con Raiola avrebbe comunicato a lungo in questi giorni. Perché al di là del discorso Raiola (in arrivo, con tempistica imprecisata, un articolo del Direttore con retroscena esclusivi) la chiave del discorso è tutta qui: il Milan era consapevole di non potersi tenere Donnarumma a vita, semplicemente ha cercato di guadagnare 80 milioni fra un anno o due invece che 25 adesso (cifre a caso ma non troppo).

In casa Milan la rabbia, la delusione e l'amarezza stentano a passare.

Intorno alle 17.30 i dirigenti rossoneri in una conferenza stampa improvvisata hanno annunciato la rottura. "È una decisione definitiva", ha esordito Fassone. "Speravamo fosse il pilastro su cui costruire il nostro Milan".

L'agente, come svelato dal 'Corriere dello Sport', ad amici stretti avrebbe motivato così il 'no' del portiere al prolungamento: "E' stato un problema di tempo e di principio".

Disorientamento non societario, sia chiaro: Fassone e Mirabelli si sono già mossi per un eventuale sostituto, con incontri per Neto e chiacchiere per Perin; ma una confusione passionale, dettata dal cuore che acceca la vista.

Dal diretto interessato nessuna parola e nessun commento: ma qualcuno in famiglia non è riuscito a tenersi la lingua tra i denti e ha pensato bene di pubblicare su Instagram una frase forse poco felice. I quotisti non escludono comunque lo scontro con la società: il contratto di Donnarumma scade nel 2018 e la possibilità che il portiere rimanga al Milan - molto probabilmente in tribuna - è data a 3,50. Qualche settimana fa, oltretutto, il giocatore ha rifiutato una proposta della Juventus (che per questo ha poi accelerato su Szczesny): questo fa capire come Raiola, un po' come quando portò Balotelli al Manchester City, abbia consigliato a Gigio di cambiare campionato.


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